Gli infermieri in prima linea «Non chiamateci eroi...»
«Noi non siamo eroi. Siamo solo persone che con dedizione fanno il loro lavoro».
Così Serena Viappiani, infermiera della Terapia intensiva del Policlinico, racchiude in un pensiero un sentimento che è diffuso tra i suoi colleghi.
«I veri eroi sono i pazienti e le loro famiglie, costretti alla lontananza anche per lunghi periodi. All’inizio dell’epidemia non c’era nessun contatto tra loro, poi ci sono stati gli smartphone e le videochiamate che però avevano un qualcosa di “disumano”. Ora abbiamo fatto grandi passi in avanti e consentiamo in sicurezza l’ingresso dei parenti. È una scelta che aiuta moltissimo i pazienti e le famiglie. Ricordo in particolare il caso di una coppia, moglie e marito. Lui era ricoverato e quando lei finalmente è potuta venire a trovarlo si è creato un momento di commozione generale veramente toccante che ha coinvolto tutti noi».
Storie del genere si ripetono ogni giorno. Secondo Onorica Radu, infermiera di Terapia intensiva di Baggiovara, il momento più bello è quando i malati lasciano la Rianimazione: «Quando vedi i loro volti ti vengono le lacrime agli occhi per la gioia – dice – Questa pandemia ha stravolto completamente le nostre vite, anche quelle lavorative. Il rapporto con i nostri pazienti è cambiato, non c’è contatto e anche quello visivo è limitato a causa dei dispositivi di protezione individuale. Mi manca molto il rapporto che avevo prima con loro e mancano moltissimo le visite dei parenti che sono sempre di conforto. Lavorare durante l’epidemia è molto duro, sia dal punto di vista fisico a causa delle vestizioni che limitano i movimenti sia dal punto di vista emotivo. Tutti noi vorremmo davvero che tutto ciò finisse il prima possibile».
Anche la vita di Raffaele Giannelli, infermiere di Medicina interna d’urgenza di Baggiovara è cambiata radicalmente, a partire da quella familiare: «Io e mia moglie siamo infermieri. Spiegare ai bambini le regole di comportamento non è stato semplice, ma devo dire che loro imparano molto più in fretta degli adulti. E anche in reparto tutto è nuovo. Prima eravamo abituati a trattare soggetti anziani con spesso e volentieri patologie cardiovascolari, ora invece abbiamo malati di Covid molto giovani. Così giovani che a volte hanno anche la nostra età. Devo dire, però, che il momento che più mi ha colpito è stato vedere anche alcuni colleghi ricoverati nel mio reparto. E anche ovviamente i saluti dei familiari. L’azienda da un certo periodo e solo nei casi più gravi, consente ai parenti di entrare in reparto per dare l’ultimo saluto al proprio caro».
L’appello dei tre infermieri alla popolazione è di rispettare le norme: «Anche per noi - ammette Viappiani - è dura seguire le restrizioni. Siamo stanchi di questa situazione, ma solo con la collaborazione ne potremo uscire». —
GIB
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