«Noi, volontarie da anni: il momento più duro sostenere i malati Covid»
Il racconto di chi ha deciso di dedicare il proprio tempo agli altri «Essere qui aiuta a capire cosa conta davvero nella vita»
«Ho iniziato a fare volontariato in Croce Rossa a 14 anni. Ora ne ho 22, non ho mai smesso e mai smetterò». Sono queste le parole di Alessandra Ascari referente dell’area emergenza – urgenza e aggiunge: «Credo che fare volontariato in questi ambiti dedicati al sociale e all’emergenza non solo ti aprono la mente ma ti permettono di entrare in contatto con realtà che altrimenti non avresti l’opportunità di conoscere. Consiglierei a tutti i miei coetanei di fare questa esperienza, perché ti riempie il cuore e ti fa crescere con uno sguardo più attento su quello che è davvero importante nella vita». A pensarla come Alessandra è anche Eleonora Caruso, volontaria tirocinante addetta alla distribuzione di beni di prima necessità agli indigenti nel magazzino del complesso R-Nord. «Per me fare volontariato significa in qualche modo dare il buon esempio – sottolinea Eleonora – cioè dimostrare che per rendersi utili basta davvero poco. In particolare ti permette di guardare oltre l’orticello di casa tua e ti fa capire che spesso e volentieri ci si lamenta per veramente poco. In questo periodo di tirocinio sono venuta a contatto con situazioni incredibili che non mi sarei mai immaginata – continua Eleonora- Per esempio prestando servizio a “I ciclamini”, la struttura che il Comune di Modena ha concesso in gestione alla Croce Rossa dedicata all’accoglienza di donne in grosse difficoltà, ho avuto modo di conoscere una ragazza pachistana con due bimbi piccoli la cui storia mi ha profondamente colpita. La ragazza, con famiglia che vive in Italia, era stata obbligata a sposare il cugino in Pakistan con la finalità di farlo venire nel nostro paese. Dopo il matrimonio e la nascita dei due bambini però lei poteva fare rientro in Italia, mentre lui no. Così, venuto meno lo scopo del matrimonio il marito l’ha ripudiata e la ragazza ha dovuto fuggire con i sui due bimbi piccoli rischiando di essere uccisa. Ora si trova ospite nella struttura. Io e altre volontarie la aiutiamo molto nell'accudimento dei bimbi e domani per esempio la accompagnerò dal pediatra. La cosa meravigliosa è che tra noi e le persone che aiutiamo possono nascere amicizie belle e profonde e la conoscenza di realtà così diverse dalle nostre ci apre la mente permettendoci di avere una visione più ampia e critica della realtà». Commossa, provata ma convinta oggi più che mai di fare volontariato in Croce Rossa è infine Marcella Bandieri, responsabile della formazione dei volontari che diventeranno soccorritori di ambulanza. «Non dimenticherò mai gli occhi dei primi malati Covid che nei mesi di febbraio e marzo abbiamo trasportato in ospedale - ricorda Marcella- Ci guardavano terrorizzati, consapevoli di quello che probabilmente li aspettava. Ancora mi scendono le lacrime se penso a quegli interminabili momenti di silenzio totale durante il viaggio. Anche noi non eravamo in grado di consolarli. La paura l’aveva vinta. Su di loro, che nella difficoltà respiratoria non sapevano se avrebbero mai più rivisto le loro case e i loro famigliari e su di noi, terrorizzati di contagiarci con le informazioni confuse e spesso contrastanti che si susseguivano di giorno con giorno riguardo alle modalità per proteggerci. Sono stati momenti bui che ci hanno insegnato tanto e che ci spingono a continuare il nostro operato con più convinzione e amore». —
P. D.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
