Garage distrutto dall’incendio La causa: una ciabatta elettrica
È stata una ciabatta per prese elettriche a creare il corto circuito che sabato sera ha provocato il drammatico incendio del garage di via La Spezia. È diventato chiaro solo a notte inoltrata, quando i vigili del fuoco hanno smassato tutta la roba bruciata all’interno del box auto nella palazzina e hanno trovato il probabile punto di innesco del rogo. Gli accertamenti continueranno anche nei prossimi giorni. Intanto sono tutte rientrate a casa le famiglie che erano state temporaneamente evacuate in via precauzionale al momento dell’incendio.
Fabrizio, il proprietario del garage, tira fuori tutti gli oggetti dal garage insieme ad alcuni amici arrivati per aiutarlo. Sono passate poche ore e alla luce del sole si capisce gli il danno è ingente. Non solo il fuoco ha divorato tutto ciò che conteneva il garage ma i danni alle pareti sono vistosi. I mattoni sono stati bruciati dal calore e hanno causato l’incendio di un fascio di cavi elettrici arrivando nell’atrio della palazzina al civico 159. L’appartamento sopra il garage, dove abita la madre, è agibile ma andrà controllato. Insomma, è un disastro che richiederà sicuramente una spesa ingente. È successo tutto all’improvviso intorno alle 21.30 di sabato sera. Lo conferma uno degli amici che aiutano il proprietario: «Abito a centro metro da qui, in via Sestola - spiega - e ho sentito il boato a casa mia».
«L’esplosione è stata forte - conferma il proprietario - ero in casa a cenare. L’ho sentita proprio sotto di me».
In effetti è stato il boato ad attirare l’attenzione dei residenti sul garage. L’incendio era però iniziato sicuramente alcune ore prima. Un incendio da corto circuito a lenta combustione che ha provocato fumo e un grande calore. Poi l’ingresso di ossigeno, forse da uno spiffero che si era creato nel frattempo, ha fatto da detonatore sulle porte del garage che si sono spalancate in modo fragoroso, come se fosse esplosa una bombola.
Quel garage era sicuramente un luogo carico di ricordi: «Qui ci si veniva da ragazzi. E anche mia figlia lo ha usato fino a tempi recenti - spiega Fabrizio - negli ultimi mesi lo avevo preso in mano io e ne avevo fatto un’officina». Ora restano solo graffiti e murales bruciacchiati. Tutto il resto è da buttare. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
