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Modena. La storia/ Mamma isolata, così il latte arriva in Croce Rossa

Modena. La storia/ Mamma isolata, così il latte arriva in Croce Rossa

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Non smetterò mai di ringraziare la Croce Rossa. Aicha e gli altri volontari sono quel filo prezioso che ogni giorno mi lega al mio bambino. Senza di loro non so come avrei fatto».


Sono queste le parole di Natalia Clopot, una giovane ragazza Moldava di Vignola che il 12 gennaio ha partorito un bimbo prematuro al Policlinico di Modena dopo che le è stata riscontrata la positività al Covid -19.
«Ero solo al sesto mese di gravidanza e nella seconda settimana di gennaio improvvisamente mi partirono contrazioni – ricorda Natalia - così con mio marito corremmo al Policlinico dove mi ricoverarono per cercare di fermarle ed evitare il parto prematuro.

Durante il triage per il ricovero mi fecero il tampone Covid di rito che però risultò negativo. Rimasi ricoverata per tre giorni ed quotidianamente mi ripetevano il tampone per sicurezza. Ma al terzo tampone ecco arrivare la brutta notizia. Ero positiva al Covid - 19. Fui subito messa in isolamento, mio marito fu allontanato dall'ospedale e messo in quarantena preventiva a casa benché avesse il tampone negativo, e ad aggiungersi alla brutta notizia ecco l'improvvisa rottura delle acque e l'avvio del travaglio».


A questo punto il parto non poteva più essere evitato se si voleva provare a salvare il nascituro e la signora Natalia viene fatta partorire in totale isolamento. «Diedi così alla luce Victorio- continua emozionata Natalia- un minuscolo esserino di solo un chilo e mezzo e 35 centimetri di lunghezza che però mi fu immediatamente portato via. Ricordo con dolore quel momento. Quanto avrei voluto abbracciare il mio bambino, ma giustamente qualsiasi contatto con me poteva essere pericolosissimo per lui che era così piccolo e fragile. Passai altri giorni in ospedale, senza poterlo vedere nemmeno dai vetri della neonatologia

. Il personale sanitario fu però meraviglioso, mi consolò e tranquillizzò molto e tramite il latte che imparai subito a tirarmi cominciai a nutrire a distanza il mio piccolo Victorio. Dopo tre giorni di degenza la signora Clopot fu dimessa e portata a casa sempre in totale isolamento, anche dal marito, sempre in quarantena preventiva, perché nel frattempo continuava ad essere positiva.


«Quando in ospedale mi dissero che mi dimettevano cominciai ad entrare nel panico – ricorda Natalia- la mia più grande preoccupazione era come avrei potuto continuare a nutrire il mio bambino con il mio latte. Siamo stranieri e siamo soli in Italia. Fu allora che le ostetriche mi consigliarono di contattare la Croce Rossa che sicuramente mi sarebbe stata d'aiuto».


E' toccato così ad Aicha Berdaouz, una giovanissima studentessa di scienze infermieristiche che fa parte dell’esercito degli oltre 400 volontari della Croce Rossa di Modena, attivare questo singolare e preziosissimo servizio. «Quando mi chiesero di organizzare tutta la logistica per trasportare quotidianamente il latte materno della signora Natalia Clopot da Vignola al Policlinico di Modena per nutrire il suo bambino nato prematuro mi venne da piangere - ricorda la ragazza- Io non sono ancora mamma, ma credo che il latte materno sia semplicemente un miracolo della natura, è una delle cose più preziose che esista su questa terra, a maggior ragione nella situazione che aveva convolto la signora e il suo bambino".

Aicha si mette così subito all’opera e da ormai 10 giorni tutte le mattine alle 8 si presenta, in compagnia di un altro volontario, sotto la casa della signora Clopot che prontamente ripone le bottigliette colme del suo latte sul pianerottolo di casa. «Le procedure anti-contagio per il ritiro e il trasporto dell’alimento sono davvero complesse – rammenta la volontaria- la responsabilità che abbiamo è tantissima. Ma senza paura e con rigore e coraggio ogni giorno portiamo il latte a Victorio, immaginandoci il suo piccolo visino e le gocce di latte piene dell’amore di sua madre che lo aiutano a diventare sempre più forte. Poi, dopo la consegna chiamiamo subito la mamma per confermarle che il latte è arrivato a destinazione. Lei ci ringrazia sempre infinitamente e spesso non riesce a trattenere le lacrime”.

Aicha e Natalia non si sono mai viste in faccia. Tra di loro solo telefonate e sguardi dalla finestra. “Ma tra di noi è nata intesa, amicizia, complicità e fiducia – conclude la giovane volontaria – perché il suo latte è l'amore per Victorio e io ho il privilegio di consegnarglielo ogni giorno». —

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