Si accumulano debiti e si teme la patrimoniale
Deficit su deficit, le manovre e manovrine si susseguono. Però c’è un problema. Accumulare debito su debito finchè viene concesso è molto semplice, anzi, è sacrosanto. Si potrebbe pensare in un primo momento che non ci sia alternativa. Ma il debito accumulato è già tanto e la “Nuova Generazione Europa” ha pronti altri denari ma non sono a fondo perduto, nulla è regalato. Nonostante questo enorme dispendio di risorse molte categorie sono allo stremo e quando il Fisco verrà alla resa dei conti? L’aiuto nel reperire denaro liquido dovrebbe arrivare anche da una nuova rottamazione e dal saldo e stralcio per le cartelle esattoriali: quando terminerà la sospensione dell’invio delle cartelle e di altri atti il vice ministro all’Economia Castelli prevede «un intervento strutturale che cancelli quanto non è più recuperabile (ad esempio cartelle riferite a persone decedute, ad aziende fallite)». «Poi ci sono gli anni che vanno da 2016 al 2020» con due generi di questioni: «Le cartelle che sono già arrivate, su cui bisogna dare la possibilità di fare una nuova rottamazione a quelle persone che hanno aggiunto difficoltà a difficoltà che già avevano, e le cartelle che non sono ancora state emesse. Qui il nostro compito deve essere fare in modo che se ne emettano il meno possibile». Ma come fare? Fino a quando potremo vivere di debito accumulato, anche fiscale. Oltre l’anno di sospensione diventerà praticamente impossibile recuperare il tempo perduto se non in almeno tre-quattro anni. È giustamente preoccupato il direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini, rispondendo alle domande dei deputati della commissione Finanze. Ruffini ha precisato: «Qualunque nuova rottamazione o forma di pace fiscale non può prescindere dall'invio degli atti e delle cartelle da parte dell'Agenzia delle Entrate e di Entrate-Riscossione». Parole in contrasto con quanto il governo afferma e che non lasciano intravedere spiragli di sole. L’idea dell’esecutivo è di una diluizione degli avvisi su più anni. Di diluizione «molto molto lunga» ha parlato anche Maria Cecilia Guerra, sottosegretaria al Mef in quota Leu, che nel quinto decreto Ristori non esclude l’utilizzo della leva fiscale: un'eventuale sospensione delle tasse sulla scia dei precedenti provvedimenti, un modo per alleviare i problemi di liquidità delle imprese. Le idee insomma non sono chiare e soprattutto molto diverse. Intanto il timore è che la tecnica del calcio al barattolo possa diventare un boomerang per tutti i contribuenti qualora ci fosse necessità. La peggiore delle ipotesi sarebbe una patrimoniale per coprire i buchi di bilancio lasciati dai vari ristori. Ricordiamo che l’Italia ha il risparmio bancario più alto d’Europa. —
* dottore commercialista
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