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frassinoro, chiesti a foncooper 1,5 milioni 

Ceramica Alta, giorni decisivi per risposte sui finanziamenti

Saverio Cioce
Ceramica Alta, giorni decisivi per risposte sui finanziamenti

Crolli per la neve sulle tettoie, inutilizzabile l’essicatoio: 800 mila euro di danni Il vicepresidente Borghi: «Ripartenza legata alla liquidità per gli investimenti»

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Saverio Cioce

FRASSINORO. Per Ceramica Alta i prossimi giorni saranno decisivi per decretare il futuro della cooperativa che ha scommesso sul rilancio della produzione. Stessa sede ma diversa gestione, rispetto a come la ideò il fondatore Arturo Ghini nel 1969, e soprattutto una ricerca di mercato che ha fatto vedere al vicepresidente Mauro Borghi spazi di mercato nei piccoli formati delle piastrelle, che oggi nessuno più produce a eccezione delle tre ditte più importanti del comprensorio.

Tutto è legato alla decisione di Foncooper, la società che fa capo al mondo cooperativo regionale e che deve valutare l’opportunità dei finanziamenti. Il dossier della fabbrica di Pietravolta è sul tavolo da fine dicembre.

Come se non bastasse, dopo concordato e fallimento della vecchia gestione e i problemi della nuova cooperativa nata nel 2017 con 19 soci - dipendenti, con le nevicate dei giorni scorsi sono crollati anche le tettoie di un capannone e l’essicatoio è stato danneggiato. In totale il danno è stimato in 700-800 mila euro.

«È un inciampo, anche se siamo coperti dall’assicurazione - spiega il vicepresidente Mauro Borghi, 63 anni tra pochi giorni, innovatore e veterano nel mondo ceramico in cui è attivo dal 1977 - Il nostro programma di lavoro prosegue inalterato anche se la ripartenza prevista per marzo dovremo aspettare qualche mese in più. In ogni caso avevamo messo in conto di rifare una parte dei capannoni per installare i nuovi macchinari. Non sono in discussione nè i programi di sviluppo nè la scelta strategica di coprire una nicchia di mercato dove oggi, sostanzialmente, la quasi totalità delle ceramiche sassolesi è assente. Noi metteremo a disposizione di queste ditte, che ora comprano i formati più piccoli delle piastrelle in Spagna, una flessibilità produttiva e organizzativa che adesso non c’è. In più c’è la qualità del prodotto e del servizio che sarà all’altezza delle migliori produzioni del comprensorio. Abbiamo fatto ricerche di mercato e parecchie ditte hanno manifestato il loro interessamento».

Nel frattempo i dipendenti rimasti in forza alla Ceramica Alta, la “più alta ceramica d’Italia” come amano definirsi, sono in cassa integrazione. Dal punto di vista Inps è diversa la denominazione ma i risultati non cambiano, visto che si tratta di non disperdere un piccolo patrimonio di esperienze che è anche un presidio produttivo per la montagna.

La richiesta del finanziamento agevolato da 1,5 milioni di euro per i nuovi impianti è partito. Ora bisogna aspettare la risposta di Fonccoper e in base a quello orientare tempi e modi per la ripartenza. —

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