I comitati non ci stanno: «Senza progetti addio ai fondi anti-allagamento»
La Regione ha chiesto all’Ue 115 milioni col Recovery Fund: 45 sul Secchia e 2 su Fossalta «Istanze non supportate da adeguata documentazione»
Gabriele Farina
Senza progetti, addio alle risorse del Recovery Fund per l’anti-allagamento. È l’allarme lanciato dai comitati che seguono il nodo idraulico di Modena.
La Regione ha stilato una tabella per richiedere 115 milioni all’Unione Europea. Il presidente della Regione Stefano Bonaccini ne ha discusso con il ministro agli Affari Regionali Francesco Boccia il 30 dicembre a Nonantola, in un incontro post alluvione. Sul tavolo otto proposte di lavori: 45 milioni per la manutenzione straordinaria del Secchia e 2 milioni per intervenire sul Tiepido alla Fossalta.
Proprio a Fossalta ribollono gli animi dei comitati. I rappresentanti espongono i loro dubbi al Rechigi Hotel. «Non ci sono i progetti per la messa in sicurezza né del Secchia né del Panaro - attacca Massimo Neviani di “Salute ambientale” (Campogalliano) - senza progetti, non è possibile presentare richiesta per il Recovery Fund». È ciò che i comitati hanno eccepito durante un incontro a distanza con la Regione. «Ci hanno detto che inizieranno nel 2021 a fare i progetti - prosegue Neviani - ma in sei mesi non si possono fare progetti per cui occorrerebbero quattro o cinque anni». «Il piano rischia di non passare per la stima dei costi - interviene Simone Giovanardi del comitato Arginiamo - che deve essere quantificata correttamente e dimostrata con studi di fattibilità seri. Studi che preludono alla vera e propria progettazione».
Giovanardi esamina la tabella da 115 milioni. Si concentra sul doppio intervento specifico su Bomporto: raddoppiare i portoni vinciani e creare un impianto di sollevamento sul Naviglio. Per le due cose è previsto un finanziamento di 3 milioni. «Per il raddoppio dei portoni, 2-3 milioni sono un costo plausibile - osserva - mentre per l’altro impianto ne servono molti di più». Quanto? «Prima (a giugno 2020) si parla di 24 milioni - risponde Giovanardi - e poi nell’altro documento di Aipo il costo previsto è già sceso a 19 milioni. Come si può fare programmazione seria dando i numeri in questo modo? Così si rischia il flop con il Recovery Plan».
Neviani ricorda gli effetti della piena di questo fine settimana. «Sul Panaro abbiamo avuto un cedimento arginale e non una tracimazione» nota. «Sarebbe ora che qualcuno si degnasse di darci le competenze delle sponde e degli argini - invoca Francesco Cameroni di “Alluvionati non per caso” - così dopo 11 anni la gente saprebbe a chi rivolgersi in caso di problemi». Giovanni Martinelli, geologo di Arpae, si unisce alle perplessità. «C’è un problema generalizzato dell’intera rete di scolo di tutto il sud del Po che dev’essere affrontato in modo organico - denuncia - ma così non si procede». «Aipo non ha mai fatto un piano organico strutturale di difesa del territorio», ribadisce Emilio Salemme, presidente della Consulta Ambientale cittadina.
La storia degli ultimi 60 anni è stata raccolta dal giornalista Marco Amendola nel documentario “Gli alluvionati”, che verrà presentato giovedì alle 21 sul suo canale YouTube. «Più si andrà avanti negli anni, più gli eventi diventeranno critici per il territorio», mette in guardia. —
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