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La vita del precario tra graduatorie infinite e diritti spesso negati

P.D.
La vita del precario tra graduatorie infinite e diritti spesso negati

«Non si possono ripetere gli errori dello scorso anno Gestire così le supplenze è diventato una piaga»

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«I nostri obiettivi sono molto chiari - ha detto Liviana Cassanelli, segretaria territoriale di Uil scuola durante il presidio indetto dal comitato Priorità alla scuola sotto l'Ufficio scolastico provinciale di Modena ieri- oltre alle classi meno affollate chiediamo più investimenti per la scuola e assolutamente meno precarizzazione. Vorremmo che i numeri così elevati di precari, a causa delle graduatorie di supplenze e di istituto infinite che ci siamo ritrovati a dover governare lo scorso settembre, non si ripresentino di nuovo. Io ritengo che questa sia una piaga che dovrebbe riguardare tutti: se la scuola è stabile si garantisce il futuro».

E a proposito di precariato, personale docente sottolinea la situazione assurda in cui versano i soggetti cosiddetti fragili. «Per noi sono stati stanziati dei fondi da parte del ministero per continuare a farci lavorare a distanza vista la pericolosità che il virus rappresenta per le nostre condizioni di salute – racconta una docente delle scuole superiori di Modena – purtroppo però, a causa delle autonomie scolastiche non sempre ciò avviene. Nel mio caso sono stata messa d’ufficio in malattia poiché nella nostra scuola non mi è stato consentito il lavoro agile ma era necessario che tutti i docenti andassero in presenza per collegarsi con i ragazzi a casa. Si pensi che come soggetti fragili se siamo di ruolo abbiamo diritto fino a 9 mesi di malattia in 3 anni senza vederci decurtati gli stipendi ma chi è precario dopo solo 3 mesi di malattia si vede ridurre lo stipendio e dopo 6 mesi scatta il licenziamento automatico. Purtroppo anche se le indicazioni ministeriali per i soggetti fragili erano di consentire lo smart working, quindi utilizzandoci o per tenere corsi di aggiornamento per gli insegnanti o per fare da tutor ai ragazzi più in difficoltà in didattica a distanza, c’è comunque un buco normativo che consente ai dirigenti di recepire questa indicazione o pretendere la malattia d’ufficio. Questo è veramente assurdo. Siamo obbligati a metterci in malattia non perché non stiamo bene ma perché non c'è la volontà di venirci incontro». L’unica alternativa alla malattia d’ufficio è stata la possibilità di lavorare in segreteria per 36 ore a settimana: «Ma questo è ancora più assurdo, in primo luogo perché sono una docente e in secondo luogo perché la presenza in luoghi chiusi con altra gente mette a rischio la mia salute. Alcune regioni si sono dimostrate sensibili al problema. Il governatore del Lazio ha decretato che ai soggetti fragili fosse concesso il lavoro agile senza la malattia d’ufficio». —

P.D.

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