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«Tram, così Modena perde un’occasione E usa il Recovery plan per due piste ciclabili»

luca gardinale

L’urbanista ed ex dirigente comunale Ezio Righi sull’addio al progetto «Proposta obsoleta? Oggi i luoghi di studio e di lavoro sono gli stessi» 

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l’intervista

luca gardinale

Ricorda che altre città - ieri Brescia, oggi Reggio Emilia - hanno fatto scelte opposte, e che l’opportunità del Recovery fund per Modena non si può risolvere con un paio di piste ciclabili. Ezio Righi, urbanista ed ex dirigente del Comune di Modena, commenta così la scelta dell’amministrazione di bocciare il progetto della Metrotramvia, riproposto dal laboratorio politico Volta Pagina e sposato da tutta l’opposizione, che porterà un ordine del giorno in Consiglio.

Architetto Righi, la giunta ha deciso di archiviare il progetto, mentre l’assessore Filippi ha detto che «il contesto attuale non è paragonabile a quello di 17 anni fa»: cosa ne pensa?

«Di un progetto tanto importante non si può dire che è superato senza citare nemmeno uno dei cambiamenti che lo avrebbero invalidato. La distribuzione delle abitazioni e dei luoghi di lavoro o studio è rimasta sostanzialmente la stessa; in quattro casi su dieci, i luoghi di residenza e di studio o lavoro di Modena (rispettivamente 31mila e 56mila) sono a distanza pedonale dalle linee in progetto: come si può pensare che numeri come questi siano cambiati in misura significativa? Un solo cambiamento importante c’è stato, ed era previsto dal progetto: la dismissione della linea ferroviaria per Reggio. I capilinea della linea M2, consapevolmente ubicati dal progetto al polo scolastico di viale Leonardo e nel cuore della zona industriale di via Emilia ovest, potrebbero oggi essere connessi, realizzando una circolare tranviaria ancor più efficace. Quei progettisti non erano degli incompetenti. Un’ultima considerazione: se quel progetto fosse stato completato, diciamo nel 2010, in cosa sarebbe oggi obsoleto? E allora perché Reggio ha approvato il progetto della sua tranvia, e Bologna sta progettando alacremente le sue linee?».

Nel frattempo, la giunta ha candidato ai fondi europei il prolungamento della Diagonale verde.

«Mi pare di capire che si tratta di una pista ciclabile sulla vecchia linea ferroviaria per Reggio, che da viale Leonardo prosegue per la campagna, passando sotto alla tangenziale, poi sotto al tratto più trafficato della rete autostradale italiana, poi di fianco allo scalo merci, poi ancora sotto l’immane svincolo progettato per la Bretella, per finire all’invalicabile manufatto della cassa di espansione del Secchia. Che quel percorso possa avere attrattive per una pedalata di svago ne dubito molto. Sono invece certo che non porterà aiuto alcuno per liberarci dai gas di scarico, ridurre la congestione, accrescere la sicurezza».

Tra gli aspetti che hanno portato allo stop c’è il fatto che oggi sembra anacronistico andare sotto terra con un mezzo di trasporto.

«Il progetto prevede due linee in superficie, M1 ed M2, pienamente funzionali così. Prevede inoltre la possibilità, non l’obbligo, di integrare la linea M1 con un tratto in profondità al di sotto del centro storico, con una stazione in piazza Matteotti, utile a servire con maggiore efficacia le attività economiche e culturali della sua parte più interna. Intanto facciamo le linee in superficie, poi il piano Next Generation vedrà poi se fare anche la galleria. Non dimentichiamo che Brescia prese il posto di Modena nel finanziamento statale: adesso Brescia (in tutto comparabile con la nostra città) ha 14 chilometri di metropolitana, di cui sei in galleria e quattro in trincea, e il suo servizio di trasporto pubblico locale ha il triplo di passeggeri rispetto a Modena».

L’unico tram sul quale si lavora è quello che potrebbe prendere il posto del treno sulla Modena-Sassuolo. E’ d’accordo?

« Le due linee di metrotranvia progettate sono disposte a servire la parte centro-occidentale del territorio urbano, prevedendo che la parte orientale possa essere servita utilizzando il tracciato della ferrovia per Sassuolo, che accrescerebbe di un quarto le potenzialità di trasporto urbano delle progettate linee M1 e M2, e quindi indubbiamente utile se integrata a queste, ma non se sola. Il Recovery Plan presentato dal governo dispone il finanziamento di un centinaio di chilometri di linee di trasporto di massa, tutto da assegnare. Candidiamo Modena a questo programma, premiati dalla disponibilità di un progetto che può essere reso esecutivo e accantierato velocemente. E rimettiamo a tempi e occasioni meno pressanti lo studio di altri progetti, oggi ancora tutti da iniziare.

Ma mi preme anche chiedere sensibilità per lo spirito di un’occasione epocale: come può il Next Generation Plan, visione epocale per la prossima generazione, passare alla storia di Modena come un paio di piste ciclabili?». —

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