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Il luogo della Memoria nella tesi in architettura di Francesco Papotti

Il luogo della Memoria nella tesi in architettura di Francesco Papotti

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«Il mio prozio chiese a suo fratello, mio nonno, di mandargli un pezzo di pane per posta. Si impegnò nell’organizzare comizi sul concetto di libertà nel lager, questo gli costò punizioni severe. Credeva nei suoi principi e per essi sacrificò la vita».

Il carpigiano Francesco Dmitri Carretti fa tesoro delle preziose testimonianze del prozio, Giovanni Russo, prima in Croazia a Fiume al fronte, poi catturato su segnalazione dei fascisti nella laguna di Venezia l'8 settembre 1943, infine deportato in un campo in Polonia, per poi compiere gli ultimi due viaggi, prima ad Hammerstein e poi Radeberg, in Germania. Morí a Radeberg, il 13 Aprile del 1945, fucilato poiché dovevano liberare il campo. Venne sepolto in una fossa comune, non fu mai più ritrovato il corpo.

«Nel 1959, il mio prozio fu decorato con la Croce d'oro al Merito di guerra – continua Francesco –Successivamente gli venne consegnata, postuma, la laurea Honoris Causa in Medicina, dal momento che stava studiando per diventare medico, era già laureato in Filosofia».

«Le lettere sono una miscela di emozioni differenti; da un lato la speranza di rientrare, dall'altra, la preoccupazione per la salute di sua madre – continua Dmitri – Nelle lettere successive, si evince un leggero senso di sconfitta, ma prevale sempre la sua ferma convinzione nel non piegarsi alla dittatura fascista: gli chiesero più volte di allearsi con il fascismo dopo l’8 settembre 1943, ma rifiutò sempre, dicendo: “Preferisco vedere il sole a scacchi, che combattere per un'idea che non mi appartiene”. L'ultima lettera è quasi un addio, dove si legge: “Certe volte mi vien da piangere”. Morì da convinto liberale».

«Dedico il 27 gennaio alla mia famiglia – conclude Francesco – in particolare al mio prozio e ai suoi fratelli, che hanno preservato fino a oggi la memoria». —

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