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Sciopero alla Fiorani del Gruppo Inalca «Linee troppo veloci e carichi esagerati»

Stefano Turcato
Sciopero alla Fiorani del Gruppo Inalca «Linee troppo veloci e carichi esagerati»

Flai Cgil: «Si sono accumulati problemi negli ultimi mesi L’azienda non vuole parlarne e non aderisce al contratto»

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Stefano Turcato

Per una volta uno sciopero che non riguarda la minaccia di chiusura di un’azienda o il mancato rinnovo del contratto integrativo. In questo caso la protesta dei lavoratori riguarda specificamente le condizioni di lavoro, i carichi pesanti e la gestione delle linee di produzione.

Accade alla Fiorani, azienda di trasformazione e lavorazione carni controllata da Inalca per il 51 per cento e quindi dal Gruppo Cremonini di Castelvetro. Produce carni suine lavorate soprattutto per la Grande distribuzione organizzata. L’azienda Fiorani ha una sede a Piacenza e due importanti stabilimenti in provincia di Modena: a Castelnuovo e a Solignano di Castelvetro. Due stabilimenti con una lunga storia e che solo negli ultimi anni sono entrati nell’area di controllo del colosso Cremonini. A Castelnuovo si tratta della ex Castelcarni, che venne rilevata dalla cooperativa Unipeg prima di passare tre anni fa a Inalca. In questa sede lavorano 130 addetti e i problemi specifici sono stati risolti dopo il confronto tra sindacati e azienda.

Non è avvenuta la stessa cosa a Solignano, dove la ex Fimar è stata rilevata dal Gruppo Cremonini nel 2017. Qui 50 lavoratori, tutti dipendenti diretti dell’azienda, si occupano di disossare carni suine e da tempo si lamentano per le condizioni di lavoro.

«L’attività produttiva – afferma il sindacato Flai Cgil – è infatti continuata ininterrottamente fin dall’inizio dell’emergenza Covid, ma i problemi si sono accumulati nel tempo a partire dalla movimentazione manuale dei carichi, dalla velocità delle linee di lavorazione, dalle modalità di gestione del personale e dagli inquadramenti professionali. Inoltre inizia a crescere il problema salariale, aggravato dalla posizione intransigente del Gruppo Inalca di non aderire al recente rinnovo del contratto nazionale dell’industria alimentare». Su quest’ultimo punto ormai quasi tutte le associazioni datoriali hanno firmato il contratto nazionale del settore ma non Assocarni, presieduta da Luigi Scordamaglia, manager che guida il Gruppo Inalca.

I lavoratori di Fiorani hanno scioperato sia martedì sia ieri e decideranno di giorno in giorno come continuare la lotta. Per non incorrere nelle sanzioni legate alla normativa anti-Covid devono entrare nello stabilimento poi dichiarare lo sciopero e quindi mantenersi nel perimetro aziendale presidiando l’ingresso dello stabilimento.

«I carichi di lavoro – dicono gli operai – sono esagerati. Non abbiamo mai smesso di lavorare, per fortuna, da quando c’è il contagio. Ma la velocità delle linee è eccessiva e con i movimenti delle mezzene siamo obbligati a farci carico di pesi in tempi ridotti con le conseguenze che alla lunga si possono immaginare per mani, polsi, gomiti e spalle».

Il sindacato sottolinea la rigidità della posizione aziendale, che nell’incontro fra le parti avrebbe detto no su tutta la linea alle richieste.

«Sembra che il gruppo Inalca stia facendo le prove generali sul dopo pandemia respingendo ogni forma di contrattazione – ha dichiarato Diego Bernardini della Flai Cgil di Vignola – Durante i mesi più duri del lockdown c’è stata la massima collaborazione per garantire la continuità lavorativa nonostante i molti casi di Covid. Ora l’atteggiamento aziendale appare come una beffa. Chiediamo all’azienda di riaprire le trattative con lo spirito di affrontare i problemi posti dai lavoratori e non di accantonarli». Ieri il Gruppo Cremonini non ha voluto commentare la situazione e lo sciopero di Solignano. —



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