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«Pastore», «Maestrina» Il sindaco sbotta, la ricandidatura vacilla

F.D.
«Pastore», «Maestrina» Il sindaco sbotta, la ricandidatura vacilla

Palazzi dà in escandescenza con i consiglieri di opposizione Assemblea sospesa dieci minuti, sconcerto nel centrodestra

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FINALE. Le scuse, reciproche, arrivano a fine serata, ma non sembrano particolarmente sentite. Nel Consiglio comunale di giovedì, svolto in remoto, si è assistito ad un lungo monologo del sindaco Sandro Palazzi, che ha riservato giudizi poco gradevoli a diversi membri delle opposizioni. Il nodo del contendere, in una discussione che fino a quel momento era apparsa soporifera, è la programmazione del nuovo Piano urbanistico generale che dovrà disegnare la Finale del futuro. Un intervento critico di Stefano Lugli (Sinistra civica) ha acceso il sindaco che, a fronte delle continue critiche social e in Consiglio, non le ha mandate a dire etichettandolo come “tra i peggior assessori della storia di Finale”, ricordando il passato di Lugli in Giunta a inizi anni Duemila.

Molto peggio è andata con Andrea Ratti (Pd), che aveva invitato il sindaco “a darci a mucchio”, evidenziando i limiti operativi dell’amministrazione. «Mi sento particolarmente offeso – ha replicato Palazzi – La smetta, Ratti, di fare il pastore».

Elena Terzi (civica per Finale), che era intervenuta per chiedere al presidente del Consiglio un deciso intervento, è stata invece appellata “maestrina” in un crescendo di tensione esploso poi con un durissimo confronto a distanza con Andrea Pavani, rappresentante dei 5 Stelle. Quest’ultimo, in difesa del presidente del Consiglio, Paolo Saletti, aveva chiesto al sindaco più rispetto per il ruolo istituzionale che ricopre il giovane rappresentante. Le voci si sono alzate e accavallate per un paio di minuti con urla e accuse reciproche che hanno portato Saletti a sospendere la seduta per dieci minuti, non prima però di aver ripreso Palazzi: «Mi delude, ma può un ragazzino di 23 anni rimproverarne uno di 60?», si è chiesto in modo retorico.

Il tutto è avvenuto di fronte ai volti sbigottiti di diversi consiglieri di maggioranza e agli assessori che hanno sempre difeso Palazzi, anche in altre sfuriate analoghe. Ma stavolta in pochi hanno deciso di giustificarlo, e anzi la percezione è che con il comportamento tenuto giovedì le chance di una ricandidatura alle elezioni dei prossimi mesi siano in pesante picchiata e non tanto per la ragione o il torto sullo specifico argomento quanto per l’appeal che il sindaco incassa. —

F.D.



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