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Caffè seduti al bar il rito ritrovato ma restano i timori

Gabriele Farina MODENA
Caffè seduti al bar il rito ritrovato ma restano i timori

I modenesi tornano ad accodarsi in via Albinelli e San Carlo «Non vedevamo l’ora» E tra i titolari c’è chi si commuove

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I timori restano, ma gli occhi brillano. Nell’atteso primo giorno in zona gialla non si registra però il “tutto esaurito” nei bar e nei ristoranti. Il tempo e gli impegni lavorativi intralciano una ripresa con il piede sull’acceleratore. La marcia è però inserita e la vettura della ripartenza si muove con cautela verso una nuova normalità.

«Siamo ancora all’inizio - il primo bilancio di Andrea Gammino, titolare della Bottega Mamma Puglia - ma la gente ci vuole bene e viene anche se non ha bisogno del panino. Viene per sostenerci, per darci una parola di conforto: i nostri clienti sono così. Quando hanno visto i tavolini fuori mentre passavano brillavano loro gli occhi».

Più volte l’esercente pronuncia il verbo «sperare» alla prima persona plurale dell’indicativo presente. Così la speranza individuale per l’attività si riflette nella speranza più ampia per lo staff del locale, coinvolge i clienti, abbraccia il Paese e il mondo intero. «Speriamo bene per tutti», ribadisce Gammino. Nel tragitto per il centro s’incontrano tanti tavolini ancora vuoti. Tra i clienti seduti la soddisfazione è tangibile. Per Margherita Bertani e Giulia Confessa poter tornare a incontrarsi davanti a un caffè ha un valore fuori scala. In un’ipotetica pagella da 1 a 10, l’esperienza ritrovata vale…11.

«Non vedevamo l’ora», commenta Bertani. La tazzina sotto la tettoia del bar Molinari vale di più non soltanto per i rinforzi gastronomici addentati da entrambe. La zona gialla permette di poter stare seduti al tavolo di un bar o di un ristorante dalle 5 alle 18. Non è l’unica libertà riconquistata grazie al miglioramento del quadro sanitario regionale. V’è anche la possibilità di spostarsi all’interno dell’Emilia Romagna. Così la carpigiana Bertani e la bolognese Confessa si possono ritrovare dopo aver pazientato oltre quaranta giorni. «È bello stare in compagnia - interviene Confessa - e vedere un’amica che non vedevo da un mese e mezzo». La bolognese prende le distanze dagli assembramenti di giovani nel centro del capoluogo regionale. Alle uscite della movida come se non ci fosse un’emergenza sanitaria preferisce muoversi a piccoli passi. «Non vado ad “assembrarmi” - rivela la giovane bolognese - Meglio ricominciare con un caffè: è un piccolo segnale». L’amica carpigiana ne condivide il punto di vista. «C’è ancora il timore di prendere il Covid - assicura Bertani - e di dover tornare in zona arancione o rossa. A Carpi non ho visto comunque grandi assembramenti». Gli esercenti ribadiscono la linea della fermezza.

«Le parole d’ordine sono sicurezza, distanziamento, rispetto delle regole - elenca Stefano Brandoli, chef del Vicolo 8 - solo così potremmo uscire da un periodo piuttosto buio per la nostra categoria e per molte altre».

L’attività di vicolo Forni ha pigiato più di altre attività sul freno durante la zona arancione. «A nostro avviso, il calore umano è quello che rende una pietanza piacevole - rivendica lo chef - Di conseguenza, abbiamo preferito evitare di fare sia l’asporto sia il domicilio. Abbiamo il piacere di lavorare con i clienti al ristorante».

Un piacere da ieri possibile e a lungo atteso. «Finalmente - esclama Brandoli - Ne avevamo veramente molta voglia. Avevamo voglia di dare il nostro apporto alla felicità che una persona può avere nel venire a mangiare, ritrovando amici, parenti e persone che non ha visto in questo periodo». —



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