Donna morta intossicata «Una coppia riservata Arrivavano spesso qui»
Manuel Marinelli
ZOCCA. Regna lo sconcerto tra gli abitanti di Casa Miro, più precisamente nella borgata di via Fondazza, dove la 62enne di origini romene Luminita Gogoi è stata ritrovata senza vita lo scorso sabato sera. Il decesso, stando ai primi accertamenti a cui dovranno seguire gli esami autoptici, sarebbe imputabile al malfunzionamento dell’impianto di riscaldamento nella sua abitazione, che ne ha provocato l’intossicazione. Insieme a lei è stato ritrovato appena in tempo anche il marito, ricoverato d’urgenza all’ospedale di Parma dove i medici lo hanno sottoposto ad un ciclo in camera iperbarica.
La vicina di casa, l’unica che conosceva la coppia, è profondamente scossa dall’accaduto e preferisce non parlarne. Ed è stato proprio un vicino ad accorgersi che qualcosa non andava e a lanciare l’allarme, quando si è recato, come era solito fare, presso l’abitazione della coppia bolognese per domandare se avessero bisogno di qualcosa dal paese. All’arrivo dei soccorsi non c’è stato però nulla da fare per la donna, ritrovata accasciata sul pavimento senza vita.
I pochi abitanti della zona descrivono Luminita e il compagno come persone riservate, di cui si sapeva poco. «Avevano da poco ristrutturato una piccola porzione del borgo – racconta una vicina – e qui vi trascorrevano i fine settimana e alcuni mesi dell’anno. Non ci ho mai avuto a che fare, era raro vederli in giro».
I due, originari di Bologna, non erano infatti particolarmente conosciuti nella zona. «Quando sono rientrata dal lavoro, totalmente ignara dell’accaduto, ho notato subito i numerosi lampeggianti di vigili del fuoco, carabinieri e ambulanza che accerchiavano la casa. Poco dopo ho appreso la terribile notizia», ammette un’altra residente della borgata.
Restano ora da accertare le cause che avrebbero portato al malfunzionamento della caldaia, provocando la fuoriuscita di monossido e la conseguente intossicazione della coppia. I carabinieri, su indicazione dei vigili del fuoco, e dopo aver valutato la situazione con il magistrato di turno, hanno sequestrato la caldaia per capire se vi fossero difetti di installazione, aspetto che avrebbe potuto innescare la saturazione della casa del monossido di carbonio. —
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