La discarica resta sotto sequestro
I giudici del Riesame confermano i sigilli all’impianto gestito da Feronia
FINALE. Anche i giudici di un nuovo collegio hanno ritenuto corretto il sequestro della discarica di Finale, richiesto dal pubblico ministero Marco Niccolini e operato dai carabinieri del Nucleo Forestale, insieme a quelli del Nucleo Investigativo di Modena e ai colleghi della stazione di Finale.
Il sequestro era stato impugnato da Feronia di fronte alla Cassazione che a fronte di diverse motivazioni aveva suggerito di “evitare” che il sequestro avesse “caratteristiche di misura inutilmente vessatoria”, di fatto condividendo alcune delle eccezioni avanzate dall’avvocato Tommaso Guerini, legale di Feronia. «Rispetto alla condotta di abuso di ufficio – contestava la società partecipata da Hera – non sussiste la proporzionalità ed adeguatezza della misura per essere i fatti risalenti nel tempo e di stampo eminentemente normativo; inoltre, la misura riguarderebbe soggetto ormai estraneo al processo per essere l’illecito amministrativo non procedibile” e manca inoltre “un periculum attuale e concreto, trattandosi di reato consumatosi nell’agosto 2017 e non occupando più i protagonisti dell’illecito le cariche indicate nell’incolpazione”. Con quest’ultimo passaggio, il legale faceva esplicito riferimento ai precedenti vertici di Feronia, che non sono più nel board dove oggi l’amministratore delegato è Stefano Selleri.
Ma per i giudici del Riesame evidentemente la situazione sulla discarica rimane ancora meritevole di sequestro e resta valido quanto sancito dal gip, dottor Andrea Scarpa, nel provvedimento iniziale in cui aveva parlato di un sito “potenzialmente contaminato” e di “superamenti reiterati nel corso degli anni di valori di concentrazione della soglia di contaminazione per sostanze presenti nelle acque sotterranee”.
La decisione del collegio di Modena è ciò che auspicavano sia l’amministrazione del sindaco Sandro Palazzi sia gli attivisti del comitato civico “Ora tocca a noi” ossia le parti lese di questa inchiesta. Entrambi, avevano auspicato che i sigilli rimanessero almeno fino a quando non fossero state chiuse le indagini da parte della Procura. Va ricordato che al momento ci sono una decina di indagati tra manager, ex amministratori, funzionari comunali e tecnici di Provincia e Arpae per reati contestati che a vario titolo vanno dall’abuso d’ufficio, al falso ideologico e rifiuto di atti d’ufficio, oltre a reati di natura ambientale.
Inoltre sull’ampliamento della discarica, che per il giudice Scarpa è già satura (“la capacità di conferimento della discarica era a quell’epoca esaurita, con superamento delle quote volumetriche autorizzate”, scriveva), è ancora pendente il ricorso del Comune al Tar di Bologna. —
F.D.
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