I numeri dell’alluvione nel report regionale
Elena Pelloni
NONANTOLA. Sono disponibili i primi dati su quanto accaduto il 6 dicembre scorso, quando uno degli argini del Panaro ha ceduto, allagando un’area di circa 15 chilometri quadrati da Castelfranco a Nonantola. A produrre la prima analisi ci ha pensato l’Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia dell’Emilia-Romagna (Arpae), stimando una fuoriuscita d’acqua dai 7 ai 9 milioni di metri cubi. Mentre rimane grande attesa per quanto verrà messo in luce dalla Commissione tecnico-scientifica - al lavoro da meno di un mese su commissione della Regione - per spiegare le cause del grave incidente. «Intorno alle ore 6 del 6 dicembre si è improvvisamente aperta una breccia sull’argine destro del Panaro, in località Gaggio» si legge nel documento di Arpae. Il livello massimo del fiume Panaro è stato registrato poco dopo il momento della rotta, quando erano stati raggiunti gli oltre 11 metri d’altezza. L’acqua, correndo in direzione nord-ovest, ha raggiunto il centro abitato di Nonantola, coprendo un’area di 15 chilometri quadrati. Arpae ricostruisce inoltre quanto accaduto nei giorni precedenti alla rotta: «Il bacino del Panaro è stato interessato dai due impulsi di precipitazione, il primo dal pomeriggio del 4 dicembre, in progressiva attenuazione nella notte ed il secondo più intenso già dalla mattina del 5, in estensione dal crinale alla media collina. Il confronto con i massimi storici registrati nel periodo 1942-2019 per le piogge di più giorni consecutivi mostra invece come nelle stesse stazioni la pioggia complessiva del 5 e 6 dicembre ha superato i massimi storici». L’Agenzia evidenzia che la piena ha iniziato a riempire le casse d’espansione di Sant’Anna nelle prime ore del 5 dicembre. 24 ore dopo era stato raggiunto il volume massimo invasato dal 2003, pari a 17 milioni di metri cubi d’acqua. «L’intervento di Aipo ha consentito la chiusura della falla intorno alle 8.30 del 7 dicembre» specifica Arpae. —
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