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Se i geni “firmano” il tumore al fegato

Gabriele Farina
Se i geni “firmano” il tumore al fegato

Il team della ricercatrice Erica Villa lavora a un progetto che mira a identificare da subito i tratti di due tipi di cancro epatico

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Gabriele Farina

Una “firma” può fare la differenza nella ricerca? È la domanda su cui indaga la squadra diretta dalla ricercatrice modenese Erica Villa. Villa conduce un progetto Airc che pone sotto i microscopi due tipi di tumori al fegato: il carcinoma epatocellulare aggressivo e il colangiocarcinoma. La ricercatrice, direttrice della Gastroenterologia al Policlinico e docente Unimore, identifica il punto di partenza in cinque geni. «Circa sei anni fa ho pubblicato uno studio in cui si evidenziava una firma trascrittomica o “signature” - spiega la ricercatrice - ovvero un insieme di cinque geni che, quando si mettono insieme, determinano una modifica della storia naturale della malattia». Pubblicazioni seguenti hanno collegato il tumore al fegato (o epatocarcinoma) alla firma nell’organismo. Il progetto finanziato dall’Airc intende indagare sulle domande aggiuntive che le scoperte comportano. Per esempio, cosa accadrebbe se le due forme di tumori al fegato fossero collegate? Si potrebbero trattare allo stesso modo? Quali sarebbero i vantaggi per i pazienti? «Man mano che abbiamo continuato a studiare ci siamo resi conto che i pazienti con epatocarcinoma aggressivo e quelli con colangiocarcinoma hanno punti di somiglianza - ravvisa la ricercatrice - Sappiamo anche che il secondo ha una prognosi molto peggiore. I casi di colangiocarcinoma vanno globalmente male». Il gruppo di ricerca condotto da Villa ha ottenuto già alcune risposte. «I dati preliminari raccolti indicano che l’ipotesi di lavoro è fondata - sottolinea la ricercatrice - Adesso siamo passati alla parte più importante del progetto. Vorremmo cercare di capire cosa conduce un tumore al fegato a deviare verso una via più aggressiva o meno aggressiva». Dagli effetti prodotti s’intende risalire alle cause. Una volta svelati i meccanismi, potrebbero sorgere nuove domande su come intervenire per una forma tumorale o l’altra. Oppure entrambe, se i ricercatori stabilissero che si tratta di due facce della medesima medaglia. «Vorremmo cercare di dimostrare se l’epatocarcinoma aggressiva non sia una variante del colangiocarcinoma», aggiunge la ricercatrice. Per procedere nelle attività di ricerca, la squadra di Villa sta definendo un modello sperimentale basato su colture cellulari tridimensionali. In attesa delle risposte, la ricercatrice ha già una certezza: avere firme a proprio sostegno aiuta. Il riferimento non è solo ai cinque geni della firma trascrittomica, ma anche al finanziamento ricevuto dall’Airc. Villa ha svolto attività di ricerca in Inghilterra (Londra), Francia (Parigi) e San Diego (Stati Uniti). Da dati Openpolis aggiornati al giugno 2019, l’Italia investe l’1,20% del prodotto interno lordo in ricerca e sviluppo contro l’1,37% della media Ue e il 2,79% degli Stati Uniti. «I finanziamenti Airc stanno già arrivando - riconosce Villa - Il settore pubblico andrebbe sensibilizzato a sostenere tutte le iniziative di ricerca. È incredibile quanto possa cambiare attraverso la ricerca nella gestione di un paziente e quanto ciò possa determinare maggiori possibilità diagnostiche e terapeutiche». La firma ottenuta da Airc riveste per Villa un aspetto che va al di là del sostegno economico. «Airc ha una notevole selettività nella scelta dei progetti - mette in evidenza la ricercatrice - Così appena ho saputo di essere stata finanziata sono stata veramente felice. Avere un finanziamento Airc è un riconoscimento della validità di un progetto». —

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