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L’azienda Opera02 lascia il Consorzio di Tutela Lambrusco «Piccoli non difesi»

Giovanni Medici
L’azienda Opera02 lascia il Consorzio di Tutela Lambrusco «Piccoli non difesi»

Montanari: «Il nuovo ente va bene solo per grandi produttori e tanti la pensano come me, in futuro potremo aggregarci»

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Giovanni Medici

Piccolo è bello, anzi è più bello. Per qualcuno è così nel mondo vitivinicolo modenese, che ha visto il primo gennaio scorso la nascita del Consorzio Tutela Lambrusco, la nuova realtà che ha preso il posto dei tre precedenti enti di tutela del vino emiliano.

Qualcuno non ha però approvato questa scelta, come l’amministratore delegato di Opera02 di Levizzano di Castelvetro Mattia Montanari, che proprio in concomitanza con la nascita del nuovo soggetto ha deciso di uscire dal Consorzio. «Non mi sento rappresentato da questa nuova entità. Nel Consiglio di amministrazione ci sono praticamente solo i grandi gruppi e solo da due anni un rappresentante delle piccole realtà produttive come la mia – spiega Montanari – Non è pensabile che chi produce ogni anno milioni di bottiglie abbia gli stessi interessi e subisca le stesse dinamiche da economia di scala di chi ne produce come me 60-70 mila di Grasparossa, peraltro in collina, dove le problematiche sono diverse da quelle vissute da chi lavora in pianura».

La moderna struttura di Opera02 sulle colline di Levizzano comprende cantina, acetaia, resort e agriturismo. Montanari afferma che per anni ha fatto presente agli organismi dirigenti del Consorzio la sua posizione «ma alla fine sono sempre quei tre o quattro gruppi di peso, i cui dirigenti rivestono anche cariche nel Consorzio stesso, ad averla vinta. Non riesco più a vedere oggi un vantaggio nell’aderire al Consorzio, che è cresciuto in questi anni grazie al lavoro di tanti piccoli produttori nel perseguire qualità e apertura all’estero, ottenendo sempre maggiore considerazione tra chef, sommelier, enologi. Sia chiaro, il mio non è un addio ma un arrivederci. Però ho sentito diversi colleghi che la pensano come me. Nessuno di loro ha deciso nulla ufficialmente – conclude Montanari – ma penso che sia possibile in futuro aggregarci con la nascita di un nuovo Consorzio, che valorizzi i principi fondamentali di quelle aziende che hanno un sistema a circuito chiuso, ovvero coltivazione delle viti, trasformazione e imbottigliamento, tutto all’interno della stessa realtà. Capace di dare quel valore aggiunto che merita il nostro amato Lambrusco».

Il Consorzio Tutela Lambrusco per ora sceglie di non replicare alle affermazioni di Montanari: ricordando però come abbiano ottenuto l’unanimità dei consensi sia la deliberazione votata dai diversi consigli di amministrazione a fine giugno sia quella votata dalle diverse assemblee dei soci a fine settembre e che hanno portato alla fusione per incorporazione in un unico soggetto dei tre Consorzi preesistenti. Consorzio Tutela del Lambrusco di Modena, Consorzio per la Tutela e la Promozione dei Vini DOP Reggiano e Colli di Scandiano e Canossa e Consorzio di Tutela Vini del Reno D.O.C. entrando nel nuovo Consorzio hanno portato sotto lo stesso tetto otto denominazioni che si trovano tra Modena e Reggio Emilia: Lambrusco di Modena DOC, Lambrusco di Sorbara Doc, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC, Lambrusco Salamino di S. Croce DOC, Reggiano DOC, Colli di Scandiano e di Canossa DOC, Reno DOC e Bianco di Castelfranco Emilia IGT. Per un totale di circa 16.600 ettari coltivati a vite e una produzione che nel 2019 è stata di poco più di 42 milioni di bottiglie di Lambrusco DOC, che salgono a quasi 170 milioni prendendo in considerazione anche quelle certificate IGT.

Dal primo gennaio il presidente del Consorzio Tutela Lambrusco è Claudio Biondi, mentre il vicepresidente è Davide Frascari. —

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