Dai burattini d’epoca alla valorizzazione delle tradizioni locali
Grazie ad un accordo con il Demanio, a ottobre 2019 è partito un percorso che porterà quattro complessi storici modenesi a diventare proprietà comunale: si tratta dell’immobile di via Bonacorsa 20, del complesso ex Colombofili di viale Monte Kosika, di palazzo Solmi, sulla via Emilia centro, e della settecentesca Chiesetta Ricci, in viale Finzi.
E mentre prosegue il percorso per il passaggio di proprietà, l’amministrazione comunale ha iniziato a progettare il futuro dei quattro edifici. Un futuro messo nero su bianco da una delibera di giunta approvata a dicembre, in cui sono stati approvati i programmi di valorizzazione per palazzo Solmi e per l’edificio di via Bonacorsa.
Per lo storico palazzo rosso sulla via Emilia centro, la giunta prevede «attività specifiche volte alla valorizzazione della cultura e delle tradizioni locali, grazie alla destinazione di alcuni spazi per l’allestimento del “Museo permanente del burattino”. Modena - ricorda il documento approvato dalla giunta - è stata teatro della nascita dei più importanti burattinai di tutti i tempi, fra i quali le dinastie di Luigi Rimini Campogalliani (1790), dei Preti e dei Maletti». Il museo ospiterà circa 150 burattini originali realizzati dalla fine dell’800 al 1950, una “baracca”, ovvero un teatro originale di fine ’800, oltre a manoscritti delle farse e alle attrezzature necessarie ai burattinai per la realizzazione delle loro commedie». Un museo che troverà dunque spazio a palazzo Solmi con i burattini della Società del Sandrone, che si trasferirà proprio nel palazzo che in passato ha visto più di una volta Sandrone affacciarsi al balcone per il suo sproloquio. L’edificio ospiterà anche una mostra che ripercorrerà la storia dei 150 anni della Società del Sandrone. —
L.G.
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