Palamara spiega alle Camere Penali il “sistema procure”
«Il vero potere in magistratura? Ce l’hanno i capi delle procure e questo potere si è accentuato con le riforme della giustizia dal 2002 al 2007 grazie anche a una sottovalutazione politica. La figura del procuratore capo ne è uscita esaltata come il suo ruolo coi sostituti a lui vicini». Parola di Luca Palamara, ex capo del Csm travolto dallo scandalo dell’Hotel Champagne e ora autore del libro-intervista “Il Sistema”, nel quale racconta dal suo punto di vista privilegiato, in una sorta di confessione ad Alessandro Sallusti (da prendere col beneficio del dubbio, ovviamente), i retroscena di un metodo di potere statale autonomo, come quello della magistratura, che sfora e spesso si mescola con gli intrighi politici di palazzo. Dai quali lui stesso, ammette senza problemi, non è stato esente. Tutto questo è stato affrontato ieri in un webinair interessante organizzato dalle Camere Penali Perroux di Modena in un dibattito moderato dall’avvocato Roberto Ricco e concluso dal presidente Guido Sola che vedeva la partecipazione dell’avvocato Valerio Spigarelli (Unione Camere Penali) e del professor Giorgio Spengher. La discussione - che ha evitato ogni riferimento al caso modenese dell’ex procuratore Lucia Musti e della famosa “bomba” su Renzi annunciata dal capitano Ultimo e dal suo vice Scafarto - ha riguardato i grandi nodi del potere della magistratura non solo nell’ambito del Csm e delle sue correnti sempre in cerca di un bilanciamento di rappresentanza e di accordi con la politica ma anche nel rapporto opaco coi media e le agenzie di investigazione. Sollecitato sul ruolo della Anm, Palamara ha ricordato che lui stesso, in veste di presidente dell’associazione, aveva un ruolo istituzionale che gli permetteva ben poche possibilità di parlare apertamente dei problemi cronici tra magistratura e politica e tra magistrati stessi. —
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