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Demolito il vecchio ospedale dopo 9 anni L’Ausl promette: «Abbiamo grandi piani»

F.D.
Demolito il vecchio ospedale dopo 9 anni L’Ausl promette: «Abbiamo grandi piani»

Chiuso per il terremoto, ospiterà la Casa della Salute più attrezzata dell’Area Nord. Il vice sindaco: «Confermati i 20 letti»

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FINALE. L’ultima immagine racconta dell’infermiere Luciano che porta fuori a braccio i pazienti mentre le scosse di terremoto distruggono Finale. Nove anni dopo le scosse sono quelle provocate dalle macchine da cantiere che stanno demolendo la vecchia ala di quello che fu l’ospedale “Degli Infermi” e su cui sorgerà la nuova Casa della Salute. Sarà la più grande di tutta la Bassa (la chiamano di “medio-alta intensità”) su cui concentrare diversi servizi. «A partire dall’OsCo, ossia l’ospedale di comunità – spiega Angelo Vezzosi, direttore del distretto sanitario di Mirandola – Nella nuova ala troveranno accoglienza anche i medici di base, il punto di primo soccorso, il centro di continuità assistenziale e gli ambulatori della cronicità. Credo che su Finale si possa fare un ragionamento davvero molto concreto sulla sanità».

Il cantiere di via Trento Trieste è in pesante ritardo se paragonato ad altre strutture del sisma, ma l’iter è stato travagliato fin dall’inizio a causa di fallimenti e nuovi incarichi. C’è chi, provocatoriamente, ogni giorno e per diverse settimane ha chiesto sui social se i lavori fossero iniziati. E dopo la lunga attesa ora la risposta è: sì.

«Ma ci terrei ad evidenziare – continua Vezzosi, affiancato dalla dottoressa Meri Guerzoni, responsabile delle Casa della Salute di cui fanno parte anche quelle di Concordia e Cavezzo, oltre a quelle in arrivo di Mirandola e San Felice – come a Finale ci siano già delle eccellenze. Terminati i lavori sarà importante avere ben chiara un’idea di sanità e paradossalmente possiamo dire che potremo affrontare i nuovi parametri imposti dal Covid nel miglior modo possibile».

Quando si parla di eccellenze ci si riferisce in primis all’ambulatorio infermieristico prestazionale: un servizio unico nel proprio genere, che collabora con i grandi ospedali modenesi e fa convergere su Finale pazienti anche da fuori regione. «Abbiamo la possibilità – spiega la dottoressa Guerzoni – di procedere con infusioni endovenose o trattamenti per i pazienti oncologici; vengono somministrate terapie particolari tramite farmaci ospedalieri; avviene la distribuzione dei farmaci stessi senza doversi recare a Mirandola per ritirarli. Si procede anche con l’attività ambulatoriale per le lesioni aperte, senza che i pazienti debbano passare dal Cup, ma programmando internamente. Credo che siano servizi che Finale merita e sta sfruttando al meglio come il dermatologo che consente le biopsie. Non vogliamo però fermarci e puntiamo ad aumentare».

Il tema, però, è quello del personale: «È giusto dirlo – ammette Vezzosi – a volte ci sono i soldi ma mancano i professionisti, che ci impegniamo a portare. Penso ad esempio ad un cardiologo».

Chi può invece proporre un primo bilancio è il vice sindaco Lorenzo Biagi, che per anni ha seguito con passione e senza strilli il tema sanitario. «Non è un ospedale – dice – ma è inutile fare dietrologia su una scelta politica di tanti anni fa e per me ancora sbagliata. Però avere una Casa della Salute del genere è una cosa positiva, posso dirmi soddisfatto. Come del resto sono contento per l’OsCo che garantirà almeno 20 posti letto per i malati cronici che necessitano di una rete di assistenza. C’è ancora tanto da fare, ma con il dottor Vezzosi ci sentiamo praticamente ogni giorno. Cosa sogno? Vorrei tanta diagnostica: Tac, radiografie, ecografie ossia servizi per i quali ci si deve spesso spostare». —

F.D.

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