Modena. Monta la rabbia degli alluvionati: 80 litri d’acqua sulla sede di Aipo
«Serve una class action» gridano i cittadini davanti all’ufficio Dal dramma del 6 dicembre, ancora 50 persone fuori casa
MODENA. “Alluvionata” la sede di Aipo. Gli ottanta litri d’acqua riversati ieri davanti al cancello di strada Attiraglio 24 non lambiscono la porta dell'ufficio di Modena. I quattro bidoni svuotati sotto la scritta “Agenzia interregionale per il fiume Po” testimoniano però tutto il dissenso. Un gesto simbolico, mai accaduto prima.
Il comitato cittadini alluvione Nonantola annuncia le vie legali. «Siamo in fase di perfezionamento della class action contro Aipo - spiega Paolo Rizzo davanti a circa cento persone - per individuare le responsabilità e comprendere dove s’è sbagliato. Basta emergenze, non ne possiamo più».
“Basta emergenze” è il titolo scelto del presidio di ieri. La class action collettiva non è l’unica strada rilanciata dopo l’alluvione del 6 dicembre scorso. «Per chi vuole ci sarà un’altra azione - prosegue Rizzo - di cui discuteremo stasera con i preventivi: una querela individuale verso Aipo. Chiaramente è un’azione singola, ma che possiamo fare in modo coordinato».
L’appello all’unità risuona più volte. «Non facciamoci dividere - esorta Rizzo - perché in quel caso chi è più forte vince». Uniti si presentano diversi comitati nell’invocare risposte per il nodo idraulico modenese. Domenica 6 dicembre 2020 l’alluvione ha riguardato il fiume Panaro. Domenica 19 gennaio 2014 si ruppe un argine del Secchia. I bilanci sono drammatici, quando non tragici. «Siamo davanti alla sede di Aipo e non del Comune di Nonantola per iniziare da dove tutto è partito - esordisce Andrea Pederzini - ovvero dalla manutenzione del territorio. Purtroppo, non è la prima volta che ci troviamo in questa situazione. C’eravamo già passati nel 2014. Speravamo dovesse migliorare, ma così non è stato».
L’amarezza generale si riversa nel quotidiano di tante famiglie duramente provate. Circa cinquanta, secondo le cifre stimate ieri dal comitato nonantolano, sarebbero ancora fuori casa. «Negli ultimi giorni stanno arrivando le bollette delle utenze di luce, acqua e gas - nota Pederzini - con valori più che raddoppiati, nonostante le rassicurazioni di chi di dovere. Il sindaco Federica Nannetti aveva rassicurato di muoversi con le banche. Sappiamo che alcune persone hanno fatto domande per prestiti e sono stati proposti loro tassi d’interesse al 6%: un tasso che va oltre ogni ammissibilità».
Il 30 dicembre scorso, il comitato nonantolano ha incontrato il presidente Stefano Bonaccini. «Stiamo ancora aspettando risposta dalla Regione e da Aipo per il famoso incontro», reclama Pederzini.
Massimo Neviani, componente del comitato Salute ambientale di Campogalliano, a sua volta pone nuovi dubbi sui 115 milioni di euro inseriti nella tabella regionale per ottenere dall’Unione Europea le risorse del “Recovery Fund”. «Non hanno i progetti», liquida Neviani, che pone l’accento sulle casse d’espansione. «Le casse d’espansione sono state fatte quarant’anni fa - l’eco di Pietro Corni del comitato Arginiamo - e devono essere adeguate anche nel modo di operare».
Corni sventola un documento dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po. Nel testo (datato 22 gennaio 2020 online) sono proposti interventi sul Secchia. A ponte Pioppa la portata del fiume andrebbe estesa da 400 a 500 metri cubi al secondo. A ponte Alto è indicato il passaggio da 500 a 650 metri cubi al secondo. «I cambiamenti climatici ci sono - descrive Corni - ma non ci sono mai state “bombe” d’acqua». L’esponente di Arginiamo chiede risposte certe.
«Gli interventi seguono sempre un’emergenza - interviene Marco Amendola, giornalista e autore del documentario “Gli alluvionati” - la politica deve programmare una gestione diversa». —
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