Metalmeccanici, cambia il contratto dopo 48 anni
Rivisto l’inquadramento professionale in vigore dal 1973, nuovi livelli salariali Coinvolti 35mila modenesi. Cisl: «Aggiornate le valutazioni sulla professionalità»
Stefano Turcato
Un cambiamento che i sindacati definiscono storico non solo per gli aumenti salariali ma soprattutto per la riforma dell’inquadramento professionale dei metalmeccanici, mutato radicalmente dopo 48 anni. Il nuovo contratto collettivo nazionale della categoria per questi aspetti è decisamente innovativo e riguarda parecchi lavoratori, ovviamente non un numero elevato come fino a qualche anno fa ma in ogni caso 35mila addetti soltanto nel territorio modenese. L’accordo è arrivato dopo un anno di trattative non semplici con i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil da una parte e Federmeccanica e Assistal dall’altra. L’inquadramento professionale in vigore dal 1973 viene superato per adeguarlo al passaggio in atto verso l’industria 4.0: in sostanza cambiano i sistemi di valutazione della professionalità dei lavoratori con la ridefinizione dei diversi livelli.
«È stato forse uno dei rinnovi contrattuali più difficili degli ultimi decenni, tra pandemia, una crisi economica e sociale a cui si è aggiunta anche quella politica – commenta il segretario generale della Fim Cisl Emilia Centrale Giorgio Uriti – Questo contratto passerà alla storia per il risultato sul piano salariale, ma soprattutto per la riforma dell’inquadramento professionale. È stato fatto un grande lavoro per rafforzare la parte sulle relazioni industriali: diritti d’informazione, confronto, partecipazione, formazione, diritto soggettivo, introduzione della clausola sociale sugli appalti pubblici, violenza di genere e smart working».
«Il nuovo contratto nazionale dei metalmeccanici – aggiunge Cisl – in vigore da gennaio 2021 a giugno 2024, prevede un aumento medio di 112 euro in busta paga per il quinto livello (100 euro per il terzo livello). Ai 112 euro di aumento si sommano i 12 euro di Ipca (indice prezzi al consumo). Sono confermati 200 euro l’anno di flexible benefit», servizi o beni che le aziende mettono a disposizione dei lavoratori.
«Con questo rinnovo – aggiunge Uriti – la contrattazione torna a occuparsi del valore del lavoro, guardando ai cambiamenti che interessano la transizione tecnologica e la competenza dei metalmeccanici. Spicca una risposta di miglior tutela per il futuro dei giovani attraverso una copertura più alta per la previdenza complementare. E c’è l’innalzamento del contributo aziendale a Cometa (fondo di previdenza integrativa), che passerà dal 2 al 2,2% per gli under 35». —
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