Il “caso” via Repetto Rosi: «Una giusta scelta» Anche Zuffi interviene
Mattia Vernelli
SAN CESARIO. Gli avvenimenti del ventennio fascista, ad un secolo di distanza, destano controversie politiche odierne. Ultima la proposta approvata da Maggioranza e centrodestra di intitolare una via a Delia e Giovanni Repetto, costui tre volte sindaco di San Cesario e nominato Prefetto nel 1929. «Una figura che fu cara al regime fascista» secondo il consigliere di opposizione Mirco Zanoli, che accusa Luciano Rosi di Forza Italia di “becero revisionismo storico”. Sulla vicenda si era pronunciata anche l’Anpi che aveva definito la proposta “ambigua e strumentale”, sostenendo quindi la presunta collusione del Repetto con il fascismo. La risposta del leader di centrodestra non si è fatta attendere: «Pretestuose e fuorvianti le dichiarazioni di Zanoli sulla proposta passata in Consiglio. Giovanni e Delia Repetto erano due latifondisti del secolo scorso che lasciarono per testamento tutti i loro beni per i poveri e gli ammalati di San Cesario e Castelfranco. Giovanni Repetto fece edificare la Casa del Combattente, destinandola a sede permanente dei mutilati e i reduci di guerra, oggi diventata di proprietà del Comune. Repetto, ufficiale di cavalleria dell’Esercito Regio e tre volte sindaco del Comune di San Cesario, non fu mai Podestà, come invece continua a ripetere Zanoli. Il primo che assunse tale carica con tutti i poteri del Consiglio è Giuseppe Nobis, ma il 21 aprile 1926, tutt’altra data rispetto a quelle in cui Repetto fu sindaco. Se nel 1929 quest’ultimo venne nominato Commissario Prefettizio, in archivio comunale risulta anche che si dimise il giorno stesso».
A sbrigliare la delicata posizione della maggioranza è intervenuto il sindaco Zuffi: «Abbiamo approvato la mozione perché abbiamo dato peso a quanto la famiglia ha fatto per il territorio, in special modo Delia Repetto. Sulla posizione del fratello e i presunti legami del regime, daremo precedenza alla ricerca storica. Vogliamo riconoscere chi ha fatto del bene per la comunità, ma per i valori da noi professati ogni giorno, non si potrebbe mai concedere riconoscenze a chi è stato vicino al fascismo». —
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