Indagano sulla truffa e scoprono le auto fantasma
Cinque denunce e 170 vetture radiate dal Pra. Venivano utilizzate per mettere a segno reati senza essere identificati
Stefania Piscitello
FORMIGINE. Tutto è cominciato da una banale denuncia per il tentato furto di un orologio a Formigine. Ottobre 2020: una donna, servendosi della “tecnica dell’abbraccio”, aveva provato a raggirare un anziano ma l’uomo non ci era cascato.
Si era allontanato, ed era andato a denunciare l’accaduto alla polizia locale. Ed è questo che ha dato il via ad un’operazione che si è estesa anche in altre regioni del Nord Italia, e che ha messo in luce un giro di prestanome, con centinaia di auto intestate che venivano utilizzate da clienti che necessitavano di veicoli “puliti” anche per commettere reati senza essere rintracciati.
Dopo la denuncia dell’anziano, la polizia locale di Formigine, servendosi delle telecamere, aveva seguito la signora che aveva cercato di raggirare l’uomo e che, a un certo punto, era salita a bordo di un’auto. Individuata la targa gli agenti sono risaliti al proprietario, che è risultato intestatario di oltre 170 veicoli. Pian piano, ricostruendo pezzo dopo pezzo il suo giro, si è scoperta una rivendita fittizia di vetture con sede in una casa di campagna nel bergamasco.
Le indagini hanno avuto risvolti inaspettati: sono stati denunciati per truffa e falso in atto pubblico cinque cittadini, italiani e stranieri.
Il fulcro dei traffici era tra Bergamo e Monza. Da accertamenti tramite la Guardia di Finanza di Modena è risultato che, questi soggetti, pur traendo guadagni dalle intestazioni fittizie, non versavano imposte allo Stato.
Ulteriore conferma che il commercio di auto era solo un espediente per coprire l’attività illecita di prestanome.
Più volte, gli indagati, hanno indotto in errore la Motorizzazione civile e il Pubblico registro automobilistico (Pra), dichiarando di essere proprietari di centinaia e centinaia di autoveicoli che, in realtà, erano utilizzati da altri individui. Normalissime autovetture, di quattro o cinque anni, non di lusso, probabilmente utili per non dare nell’occhio. Alcuni di quelli che le hanno utilizzate hanno messo in atto truffe come quella “dello specchietto”, “della frutta”, “dell’abbraccio”. In tutto ciò, c’è stata anche la compiacenza delle agenzie pratiche auto: questi prestanome portavano un certo volume di passaggi di proprietà e questo, alle agenzie, risultava comodo.
Pare che non venisse richiesta neppure la presenza delle persone nel momento dei passaggi di proprietà, per mettere le firme. Gli indagati, fornivano i propri dati anagrafici e procuravano documentazione alle agenzie, intestando i veicoli alle loro ditte individuali e usufruendo in tal modo di risparmi e agevolazioni sul passaggio di proprietà.
La polizia locale ha scoperto che, due di loro, ricevevano il reddito di cittadinanza: sono stati deferiti all’autorità giudiziaria, segnalati all’Inps per la revoca e la restituzione di quanto già percepito.
Le centinaia di autovetture intestate agli indagati sono state radiate e cancellate dal Pra. Se dovessero essere fermate, verrebbero immediatamente sequestrate. —
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