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sassuolo. L’azienda di tecnologie industriali 

Manfredini & Schianchi: concordato ma per risalire

Stefano Turcato
Manfredini & Schianchi: concordato ma per risalire

Nel 2020 fatturato abbattuto dalla pandemia. Fabio Schianchi: «Ora le banche spero ci consentano di dare seguito ai nuovi ordini e sfruttare il brevetto Fusion»

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La notizia della dichiarazione di concordato per un’azienda è spesso, o forse quasi sempre, letta e vissuta come una fase pesantemente negativa che precede la chiusura o il fallimento. Non sempre è così e un esempio concreto è dato dalla dichiarazione di concordato con riserva che riguarda Manfredini & Schianchi, azienda di Sassuolo che si occupa di tecnologie per impianti industriali e macchine per il trattamento delle materie prime.

La dichiarazione di concordato è di fine gennaio e può sorprendere per un’azienda che da quasi 60 anni è sul mercato con profitto e che anche con il passaggio alla seconda generazione era stata capace di crescere fino a raggiungere un fatturato di circa 15 milioni di euro cinque anni fa. L’azienda era stata fondata nel 1962 da Umberto Manfredini e Gianfranco Schianchi poi è passata sotto il controllo dei cinque figli delle due famiglie.

Dal racconto che della vicenda aziendale più recente fa uno dei titolari, Fabio Schianchi, si può dedurre come il concordato, sia pure con tutte le difficoltà che può comportare, venga vissuto come punto di partenza per risalire dopo la batosta micidiale di un 2020 caratterizzato dalle chiusure, dagli stop produttivi e dall’impossibilità di viaggiare per un’azienda che fonda sui mercati esteri buona parte del proprio fatturato.

«Se cinque anni fa avevamo fatturato una quindicina di milioni – racconta Fabio Schianchi – si deve considerare che nel 2020 ci siamo fermati a circa tre milioni di euro e non poteva essere altrimenti con tutto quello che è accaduto».

Una lunga serie di ostacoli che Schianchi cerca di elencare: «Non solo il fermo produttivo per lungo tempo, le chiusure e i problemi per rapportarsi adeguatamente con i clienti – dice l’imprenditore – ma anche la difficoltà a incassare i pagamenti per lavori completati o commesse di grandissima importanza, come quelle che riguardano Corea e Marocco, rimaste congelate e tuttora non sbloccate. Il nostro settore aveva già subito un calo prima della pandemia ed è inevitabile che il Covid abbia colpito con effetti gravi».

Ma Schianchi sottolinea come e perché l’azienda possa guardare avanti con fiducia: «A parte il fatto – aggiunge – che nelle fasi difficili abbiamo sempre privilegiato i trenta dipendenti pagando gli stipendi, siamo anche riusciti a limitare la cassa integrazione e crediamo che la riserva sul concordato possa essere superata con il Piano che dobbiamo presentare alla scadenza. È basilare che i creditori, le banche, ci vengano incontro valutando le nostre possibilità di risalire. Possibilità che si basano anche su un asset, la tecnologia Fusion per la preparazione a secco di impasti ceramici, un brevetto in grado di superare totalmente i problemi degli atomizzatori tradizionali con la soluzione definitiva dell’impatto ambientale dovuto alle polveri. Le aziende ceramiche, e non solo, sono sempre più attente a questi problemi e hanno una sensibilità ambientale crescente. Per questo ci caratterizziamo come azienda che persegue, accanto al profitto, i benefici per la società e l’ambiente. Abbiamo costituito la società Manfredini & Schianchi Green Tech per perseguire al meglio questi obiettivi. Poi ci sono gli ordini che stiamo ricevendo, di cui uno appena concluso con un importante player ceramico del comprensorio. Su queste tecnologie eravamo al lavoro da un paio di anni e contavamo di concretizzare i risultati nel 2020, quando ci è piombato addosso il Covid. Ora dobbiamo avere l’opportunità di realizzare i nostri obiettivi ». —

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