Morì in auto nel canale la madre vuole giustizia «Gli amici indifferenti»
«Abbiamo un testimone che dice che i ragazzi non hanno mosso un dito per aiutare nostro figlio, loro pensavano a cosa dire ai carabinieri e alle scarpe costose che indossavano, che stavano per rovinarsi, nel mentre il loro amico era incastrato dentro la macchina. Nessuno di loro ha pagato per omissione di soccorso».
Nadia Pisciotta Vetrano, la mamma di Liborio, morto nel 2019 a 20 anni in un incidente stradale, chiede giustizia per il figlio, quel giovane «buono, altruista e sempre pronto a difendere i più deboli, che amava tanto divertirsi e organizzare delle serate con amici, quelli che lui ha sempre definito come una seconda famiglia». A supporto della denuncia della madre del giovane, residente a San Martino in Rio, ma studente a Carpi, anche una perizia del medico legale Antonio Galzerano per testimoniare le cause della morte dovuta ad «asfittica meccanica da annegamento», dove si sottolinea che «interventi tempestivi degli altri passeggeri volti al primo soccorso, sollevamento della testa e tentativo di disostruzione delle prime vie aree dal fango (naso e bocca) avrebbero certamente consentito la sopravvivenza di Liborio Vetrano, stante al lungo lasso di tempo in cui era ancora vivo (5:15- 6:40), in attesa dei soccorsi avanzati (118)». Nella denuncia pesano le parole di uno degli amici di Liborio: «Una volta usciti dall’abitacolo, ho visto chi guidava l’auto seduto sull’argine del canale disinteressato a prestare soccorso, nonostante sapesse che Liborio era ancora all’interno». —
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