Panizza e Piacente sicuri: «Italia Nostra sbaglia Anche Sandrone è cultura»
Michele Fuoco
Favorevoli al trasferimento della Società del Sandrone a Palazzo Solmi sono anche i coniugi, già docenti universitari, Mario Panizza e Sandra Piacente. Il “sì” viene da due autorevoli personaggi del mondo della cultura, in quanto Mario Panizza è professore emerito nell’Università di Modena e Reggio Emilia e già Assessore per la Cultura della Provincia di Modena. Nella stessa Università Sandra Piacente è stata docente nel Corso di Laurea in Scienze dei Beni Culturali. Ora è Membro del Comitato Italiano di Geoetica.
Come si sa, in questi giorni si è sviluppato un vivace dibattito sulla Gazzetta di Modena”, suscitato dalla presa di posizione negativa di Italia Nostra, in merito alla decisione da parte del Comune di Modena, di adibire una porzione del Palazzo Solmi alla “Casa della Modenesità”, della quale dovrebbe far parte anche la “Societa del Sandrone”. Una decisione mal digerita, anzi bocciata, da Italia Nostra, l’associazione diretta da Giovanni Losavio, che sostiene che «l’evocazione di una modenesità di maniera (ben altra cosa sono tradizioni e cultura popolare) non può valere ad assegnare al nucleo essenziale dell’insigne monumento la funzione appropriata alla sua identità storica. “La Casa della Modenesità” non fa onore alla colta Lucrezia dei conti Pico della Mirandola». Che è la famiglia alla quale si deve la costruzione del Palazzo. In parole povere “La Casa del Sandrone” non avrebbe, secondo Italia Nostra, il marchio della cultura e, quindi non può ambire ad una prestigiosa residenza, come il Palazzo Solmi. E proprio sul significato di cultura riflettono i docenti Panizza e Piacente.
«A questo proposito riteniamo opportuno chiarire cosa si intende oggi per cultura. Essa può avere innumerevoli definizioni, da un significato più personale, che si riferisce all'insieme delle cognizioni intellettuali acquisite attraverso lo studio e le esperienze, ad uno antropologico, che si rapporta a manifestazioni spirituali, religiose, che caratterizzano la vita di una determinata società in un determinato momento storico».
Facendo riferimento al significato antropologico, Panizza e Piacente vogliono ricordare «quanto è stato rimarcato negli ultimi anni del secolo scorso dal “Programma Internazionale Unesco”, che suddivide i patrimoni dell'Umanità in materiali e immateriali. Mentre i primi rappresentano cose tangibili (una chiesa, un parco naturale, una città, un complesso archeologico...), quelli immateriali rappresentano antiche tradizioni, anche tramandate oralmente nel corso delle generazioni (un dialetto, i racconti orali di miti e leggende, le danze folcloristiche ...). E fra i 549 beni immateriali di tutto il mondo, 14 sono attribuiti all'Italia e comprendono, per esempio, l'opera dei Pupi siciliani, il Canto a tenore sardo, l'Alpinismo... In questi termini riteniamo che la Società del Sandrone, la sua attività e la sua lunga storia rientrino a pieno titolo fra i beni culturali immateriali».
Pertanto, sulla base di queste considerazioni, i due studiosi si chiedono quale sia il ruolo culturale della Società del Sandrone e della Casa della Modenesità. «Possiamo affermare – concludono - che il loro ruolo sia quello di trasmettere, partendo dai cittadini di una volta a quelli di oggi, il valore di una memoria e di una tradizione, che siano condivise e inclusive. La cultura, infatti, è anche il simbolo dell' evoluzione di una società, che parte dal passato che è la radice del presente. Un presente che diviene a sua volta memoria storica che crea la base della nostra “modenesità». —
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