Castelnuovo. Il Crac dell’arte che porta le opere in centro al paese
CASTELNUOVO. Un luogo d’arte accessibile 24 ore su 24, tutto l’anno, in sicurezza. A Castelnuovo Rangone lo spazio Crac dedicato all’arte contemporanea si pone al centro del paese come sede di istallazioni permanenti bimestrali e porta l'arte in vetrina consentendo una fruizione libera e d'impatto sul passante.
La sensazione di inaspettato legata all'incanto e alla delizia delle opere esposte in un luogo così particolare, rende Crac un posto speciale che ha la fortuna di poter continuare a portare mostre ed esposizioni anche in un momento storico difficile come questo.
«Crac punta in alto coinvolgendo eccellenze artistiche da tutta Italia. Il resto del paese lavora su quelle gastronomiche, sulla meccanica di precisione, sul settore alimentare, noi sull'arte: tutto viene dalla stessa terra, ricca di una forte vocazione creativa e di riflessione – spiega il curatore indipendente Alessandro Mescoli che insieme a Massimiliano Piccinini e al comune di Castelnuovo nel 2018 ha dato vita al Crac - Noi proponiamo ed il territorio risponde instaurando un dialogo ed una relazione piena di stimoli e trasversale, come trasversale è l'edizione di quest'anno che si sposta con agilità dal presentare una tela di Guercino esposta insieme ad un'animazione digitale dei Crypto Artisti Hackatao, al disegno di Giulia Dall'Olio, passando per la porcellana di Georgia Matteini Palmerini, finendo poi con un'opera di Lorenzo Bonechi che negli anni Novanta dipingeva provocatoriamente come gli antichi».
Al Crac hanno esposto artisti importanti come Andrea Chiesi, Elysia Athanatos, Mario Giovanardi, Massimiliano Galliani, Simone Pellegrini, Juan Eugenio Ochoa, Barbara Giorgis, senza dimenticare giovani artisti provenienti dalle accademie d'arte di tutta Italia. Se si assume il paradigma che l'arte è ricerca e viaggio in una dinamica decisamente in continuo movimento, non si può che nutrire un profondo desiderio di arte, ora più che mai. «La possibilità di dedicare luoghi come questo, in un centro storico, in un presente congelato dalla pandemia in atto è una vera e propria finestra di evasione, stimolo e potenzialità - afferma l’assessore alla cultura di Castelnuovo Sofia Baldazzini - Con il mondo della scuola, in particolare, è nostro impegno costante costruire interazioni sui significati che le singole esposizioni portano. Nel 2019, ad esempio, per il bimestre dedicato a Gianmario Sannicola che ha portato nello spazio una fortissima opera ispirata ai temi del rifiuto, della violenza e dell'accoglienza delle migrazioni dell'umano, una decina di classi è venuta in visita per coglierne spunti di riflessione e lavoro in classe. La disponibilità dell'artista, ci ha permesso di aprire un dialogo ricco e profondo tra le opere e il capitale umano, come ogni arte sa ben fare».
Negli anni, il valore artistico della proposta si è fatto strada e l'attenzione dalle comunità artistiche, dalle riviste di settore e dalle inserzioni turistiche locali ha portato tutta la comunità a riconoscere il significato rivoluzionario che descrive lo spazio. «Come curatori del Crac, con l’amministrazione, abbiamo fatto crescere una sorta di rete dell'arte tra comuni diversi coinvolgendo non solo quelli dell'Unione Terre di Castelli, ma anche Modena, Pavullo Castelfranco – spiegano Mescoli e Piccinini - Ultima esperienza in ordine di tempo è stata quella di “PAM! Privatissima Arte Modena 2020” e stiamo lavorando a una nuova esperienza che coinvolgerà diversi comuni».
Attualmente, allo spazio Crac è in corso la mostra "Promised Land" che presenta il “Mosè” del Guercino della Galleria Ossimoro in dialogo con l’opera digitale “Promised Land” di Hackatao. «In questi anni, abbiamo iniziato a pensare che Castelnuovo può essere ricettore di un turismo di prossimità e ragionare su itinerari e risonanze tra mostre e appuntamenti è un modo per promuovere e promuoversi in una visione di terra vasta, in dialogo – conclude Baldazzini - In un certo senso l'arte ha aperto la possibilità di concorrere insieme alla ricerca di risorse anche economiche e ha avvicinato la provincia alla vitalità artistico-culturale del capoluogo. Crediamo sia un dialogo aperto su cui sempre più misurarci, senza la paura di vivere le nostre esperienze come approdi e proprietà ma con il desiderio di contaminazione, proprio dell'arte che non deve mai smettere di promuovere i valori umani di apertura e incontro. Il Mosè che guarda la nuova terra promessa del contemporaneo segna già di per sé uno scenario inedito in cui l'arte ci sfida e ci insegna a non avere paura». —
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