Concorrenza sbaragliata Vendite a 17 euro contro i 247 degli altri
Nel “Concrete green” analizzato dai carabinieri forestali sono state trovate quantità illegali di cloruro, rame, piombo, nichel, crono VI. Era il risultato dell’anomalo conglomerato che veniva prodotto a Cerea (Verona) e poi piazzato sul mercato delle aziende edili che lavoravano tra Emilia Romagna. Veneto e Lombardia. Aziende che venivano attirate dal prodotto della Tavellin Green Line di Giuseppe Tavellin, grazie alle abili doti di venditore di Stefano Sbizzera, considerato il procacciatore di affari dell’azienda veronese. E per il commerciale non era affatto difficile allargare il giro di clienti spingendo su un aspetto che non lasciava insensibili: il denaro.
Il “Concrete green”, come ha ricostruito l’indagine coordinata dal magistrato Giuseppe Zorzi dell’Antimafia veneta, veniva proposto a circa 17 euro al metro cubo, comprensivo dei costi di scasso e di livellamento del terreno. Un prodotto analogo, o meglio un prodotto considerato “conglomerato ecologico certificato” come il “Concrete green” è stato venduto per anni, finiva invece sul mercato a prezzi sensibilmente più elevati: si parla mediamente di 247 euro al metro cubo. Dal semplice confronto si può intuire come in almeno 71 cantieri il marchio Tavellin abbia avuto vita facile nel conquistarsi favori e commesse. A tal riguardo intervenivano poi le rassicurazioni dei tecnici terzi, che talvolta effettuavano verifiche portandosi direttamente nelle aree di lavorazione per arrivare infine a conclusioni positive ed entusiastiche sul nuovo prodotto che si stava affacciando sul mercato. —
F.D.
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