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Donne al governo, Pini boccia Zingaretti

Luca Gardinale

La parlamentare modenese contro il segretario: «Nessun ministero per le democratiche, premiati tutti i capicorrente»

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Luca Gardinale

La beffa arriva guardando il versante opposto, quello di un centrodestra che di donne al governo è riuscito a portarne tre: esattamente il 50% dei nuovi ministri entrati nella squadra di Mario Draghi in quota Lega e Forza Italia. Percentuale che arriva al 100% per i renziani di Italia Viva, che hanno scelto una donna per l’unico ministero disponibile, e che scende al 25% per il Movimento 5 Stelle, che di donne a palazzo Chigi ne ha portate una su quattro. Il problema sta nel numero del Pd: zero, ovvero nessun ministero “in rosa” sui tre che i dem avevano a disposizione.

Un po’ troppo per il partito che ha sempre puntato molto sulla parità di genere. Lo sa bene Giuditta Pini, deputata modenese del Partito democratico, che a poche ore dall’ufficializzazione della squadra di Draghi ha lanciato un affondo diretto al partito dalla sua pagina Facebook: «Buon lavoro al governo Draghi - scrive la parlamentare modenese - certo, fa riflettere che il Partito democratico non sia riuscito a fare nemmeno un nome di donna. Per il women new deal c’è tempo compagne - continua Pini con sarcasmo - oggi no, domani neanche, dopodomani sicuramente, lo metteremo in un ordine del giorno...».

In casa Pd, insomma, le aspettative erano altre sulla composizione del governo e sulle scelte del segretario Zingaretti, anche se la parlamentare modenese fa notare che la strada era già segnata da tempo: «Semplicemente - riprende Pini - la delegazione del partito ha confermato la linea politica di questi mesi, ovvero quella che punta a tutelare le correnti». Una bordata al segretario nazionale, anche perché le sue scelte per i tre ministeri del Pd - Difesa, Lavoro e Politiche Sociali e Cultura - sono piuttosto significative: «Al governo ci sono i tre capicorrente - riprende Pini - e sono tutti uomini sopra i cinquant’anni, ovvero Franceschini, Orlando e Guerini».

Un problema che per la parlamentare modenese «non è solo del Pd, dal momento che in tutto il centrosinistra non c’è una sola donna titolare di un ministero “con portafoglio”. Detto questo, non possiamo fare altro che rilevare che il centrodestra ha fatto scelte molto diverse dalle nostre». Un riferimento alle tre esponenti di Lega e Forza Italia entrate nel governo Draghi, ovvero Erika Stefani (Disabilità), Mara Carfagna (Sud e Coesione territoriale) e Mariastella Gelmini (Affari regionali e autonomie).

Tornando al segretario nazionale, Pini è perplessa davanti alle dichiarazioni di Zingaretti di venerdì sera: «Era la sfida più difficile - queste le parole del segretario dem - una squadra inedita. Abbiamo conferito la totale fiducia al presidente del Consiglio, e ora raccogliamo i risultati per un ruolo serio che abbiamo svolto. In un passaggio stretto e difficilissimo - ha detto ancora Zingaretti - il Pd ha mantenuto una grande unità, che gli ha permesso di collocarsi bene e di svolgere un ruolo positivo».

Un lavoro che per la parlamentare modenese avrebbe potuto essere portato avanti diversamente: «Prendiamo atto delle parole del segretario - riprende - e di quello che ha fatto, e cioé... niente». Quindi, chiudendo sul ruolo delle donne nel governo, Pini ribadisce lo... slogan Pd: «Oggi no, domani neanche, dopodomani forse». —

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