Il vano appello di Tex: «Ragazzi non partite»
Il gestore del rifugio Vittoria ha cercato di farli desistere: «Non c’erano le condizioni, ma non mi hanno ascoltato»
«Ciao Tex, noi si va a fare a un giro lo stesso, ma non ti preoccupare che è un giro tranquillo: tienci pronto un bel pranzo caldo, eh?».
È l’ultima frase che Massimo “Tex” Bernardi, gestore del Rifugio Vittoria, ha sentito da Marcello insieme ai suoi amici. Poi hanno aperto la porta e se ne sono andati con ramponi e piccozze, con tutto l’entusiasmo dei loro trent’anni. Mai avrebbero pensato a cosa si celava per loro dietro il candore della neve. Il saluto di Tex è stato un po’ quello del padre ansioso di fronte al figlio che esce in una notte di temporale: «Non ero per nulla tranquillo - racconta - io gliel’avevo detto: “Guardate ragazzi, secondo me oggi non è una giornata adatta per uscire: c’è troppa neve accumulata, c’è molto freddo ed è pericoloso lo strato nuovo che è caduto stanotte”. Così come ho invitato tanti altri che chiamavano a venire un altro giorno, perché per me non c’erano le condizioni per una salita. Ma non c’è stato nulla da fare, e Marcello ha pagato con la vita il suo indomabile amore per la montagna».
Lo conosceva bene Marcello: era venuto diverse altre volte per le sue escursioni sulle bellissime cime che circondano il lago. Era un alpinista esperto ormai, e lo dimostra anche la valutazione finale del rischio troppo grande che lui e i suoi amici avrebbero corso salendo il canale Joe Condor. Era partito con tutta l’attrezzatura tecnica necessaria, senza leggerezze. Purtroppo però la neve gli ha riservato un’altra insidia sotto i piedi, quasi un colpo alle spalle. «La montagna è bella, questo per me è il più bel posto del mondo. Ma ha i suoi pericoli - sottolinea Tex, che è anche nel Soccorso Alpino e referente per Rete Radio Montana - e bisogna sempre confrontarsi prima di prendere la decisione di salire in presenza di metri di neve. Non mi stancherò mai di ripeterlo: consultare il bollettino di Meteomont prima di tutto, e poi sentire sempre il rifugista di zona. Noi viviamo la montagna tutto l’anno e la conosciamo: se scoraggiamo certe uscite è perché vediamo troppi elementi di rischio. Ma tante volte siamo visti come dei noiosi: venerdì a quei due escursionisti che poi hanno avuto grossi problemi sul Rondinaio io avevo consigliato di non partire. Ma mi hanno guardato storto. E sono partiti lo stesso». —
D.M.
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