Cimone, l’Osservatorio scova in Asia i Cfc che distruggono l’ozono
Saverio Cioce
SESTOLA. La sentinella tecnologica del Cnr sul Cimone ha dato il suo responso.
Le rilevazioni e gli studi sulla vetta più alta dell’Appennino hanno permesso di scoprire i responsabili dei gas pericolosi per l’ozono, i clorofuorocarburi, che continuano a essere prodotti nonostante il bando mondiale previsto dagli accordi di Montreal sul clima nell’87.
È questo il risultato di una ricerca coordinata in tutto il mondo e che fa capo a 15 laboratori di cui 4 solo in Europa. L’Osservatorio del Cimone, gestito in collaborazione con l’Aeronautica Militare, è l’unico accreditato in Italia ed è seguito da un pool di scienziati che fa capo all’università di Urbino e nel dettaglio alla professoressa Michela Maione, responsabile del progetto di ricerca.
«Seguiamo da vent’anni i dati e le analisi per le osservazioni in atmosfera dal punto privilegiato del Cimone – spiega – Il funzionamento della rete mondiale si basa sulla stabilità di questi composti che distruggono l’ozono e che possono essere rilevati ovunque perché stabili nell’atmosfera. Avendo quindi notato una presenza eccessiva dei Hcfc, cioè idroclorofuorocarburi, abbiamo raffinato le ricerche sui dati in ogni area geografica, escludendo le zone di competenza. Così in Europa, a partire dal Cimone, abbiamo verificato che la concentrazione anomala non veniva da attività svolte in Italia e dalla nostra area di osservazione. Lo stesso hanno fatto gli altri nel resto del mondo. In Asia invece hanno trovato le prove degli inquinanti».
L’aumento delle concentrazioni è dovuto a emissioni industriali in Oriente ma tecnicamente vengono definite dagli specialisti “di tipo non intenzionale”.
In altre parole anche se l’accordo mondiale per salvare l’ozono che ci protegge dagli ultravioletti e ci permette di sopravvivere è stato sottoscritto da 197 Paesi, in Asia ci sono lavorazioni industriali con emissioni di Hcfc come effetto secondario dei materiali usati.
E tutto questo non è regolamentato dagli accordi internazionali. Su questo Greta Thunberg, la giovanissima paladina dell’Ambiente, avrebbe molto da ridire. Magari potrebbe leggere la ricerca scritta dalla stessa Maione e dal collega Jgor Arduini, pubblicata dalla rivista scientifica Pnas, e aggiungere le sue note da indirizzare ai governanti. L’Osservatorio sulla vetta del Cimone sarà sempre pronto a trovare gli inquinanti. —
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