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«Draghi? La fiducia è poca Ma rispetto il Movimento»

Luca Gardinale
«Draghi? La fiducia è poca Ma rispetto il Movimento»

Il senatore formiginese Gabriele Lanzi sul tormentato voto sul nuovo governo «I colleghi che hanno detto no? Troppo comodo, serve più coraggio per un sì»

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Luca Gardinale

Dice no alla “suite della comodità”, e ricorda che ci vuole molto più coraggio a dire sì, portando avanti la decisione del Movimento nonostante le sue perplessità. Mentre i parlamentari pentastellati fanno i conti con le espulsioni seguite ai “no” in aula alla fiducia al governo Draghi, a illustrare la sua posizione è Gabriele Lanzi, senatore formiginese del Movimento Cinque Stelle.

Lanzi, lei ha votato la fiducia a Draghi, nonostante fosse contrario: perché?

«Come ho spiegato nel mio intervento in aula, il voto era un passaggio per nulla semplice per tutti noi. Io ero tra i primi ad essere combattuto, ma il Movimento si è espresso chiaramente su Rousseau, e io rispetto l’esito di quel voto, anche se in quel caso il mio era stato contrario».

Cos’altro ha detto al premier?

«Ho ricordato a Draghi che l’assenso di oggi può trasformarsi molto rapidamente in un no davanti a qualsiasi misura il governo dovesse varare contro i valori del Movimento. Gli ho ricordato che quella che ha ricevuto è una fiducia da conquistare giorno dopo giorno, senza spartizioni a tavolino, dando qualcosa a destra e qualcosa a sinistra».

Una decisione sofferta, insomma...

«Molto: fino a qualche giorno fa non averei mai pensato di votare la fiducia. Avrei voluto dire di no, ma rispetto la maggioranza dei colleghi e il mandato che ho ricevuto come portavoce: sono fiero di far parte di un movimento che anziché far decidere quattro dirigenti chiusi in una stanza, fa votare migliaia di persone».

Tanti suoi colleghi però hanno votato come avrebbero voluto: cosa pensa di loro?

«Tanti colleghi hanno votato sì, ma di convinti ce n’erano pochissimi. Del resto, sono convito che servisse molto più coraggio per votare sì, rispettando il voto degli iscritti, che per rifugiarsi nella “suite della comodità” di un no».

Adesso però la maggioranza ha detto sì a Draghi: cosa farete?

«La mia speranza, o meglio l’urgenza assoluta, è di poter... lavorare: a causa della crisi, sono quaranta giorni che le commissioni sono ferme, con la conseguenza che sono fermi anche i provvedimenti importantissimi come quello per i ristori. Una situazione causata da Renzi, che si è preso la responsabilità di avviare una crisi di governo in piena pandemia. A lui in aula ho rinnovato il mio disprezzo politico e la mia disistima, perché la sua scelta ha privato il Paese di un presidente amatissimo, disarcionandolo in nome degli interessi di parte e del livore personale. Ora, però, dobbiamo solo pensare a lavorare per il bene del Paese». —

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