Active packaging per durare di più
Nel caso dalle analisi chimiche o gustative non arrivino i risultati sperati, gli studiosi dell’Unimore hanno pronto un piano B per rilanciare comunque la possibilità, e la necessità all’interno di un percorso di sostenibilità, di una maggiore durata degli alimenti aperti. È la creazione di “active packaging”, imballaggi innovativi capaci di interagire con il prodotto che contengono. In questo caso con l’obiettivo appunto di estenderne la conservazione. Come? Incorporando sostanze attive da rilasciare a poco a poco a contatto con gli alimenti per rallentarne il percorso di alterazione. È anche questa una parte importante del progetto di estensione della “Shelf Life Secondaria”: per quanto al momento solo teorizzata, la possibilità di packaging “intelligenti” apre una miriade di scenari . L’Università è in dialogo anche con importanti aziende del territorio che si sono mostrate sensibili al tema.
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