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Alleanza con M5S e sinistra, il Pd frena

Luca Gardinale

Il segretario Fava sulla richiesta di un coordinamento unitario sul modello romano: «Prima bisogna parlare di obiettivi»

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Luca Gardinale

Una proposta interessante, anche se prima di parlare di alleanze bisogna affrontare tante altre questioni. Il Pd modenese frena davanti alla proposta - arrivata da Articolo Uno - di dare vita ad un coordinamento locale tra democratici, Cinque Stelle e Leu sul modello di quanto avvenuto in Senato, dove le tre forze hanno dato vita ad un intergruppo tra gli ex sostenitori del governo Conte bis. Un’iniziativa che nei giorni scorsi Paolo Trande, ex capogruppo Pd in Comune, oggi coordinatore provinciale di Articolo Uno, ha proposto di estendere anche nel modenese, partendo dalle amministrative 2021 come «banco di prova locale per sperimentare la forza di questo progetto unitario e aperto».

Una riflessione a cui oggi replica Davide Fava, segretario provinciale del Pd: «Leggo con interesse la proposta di un tavolo di coordinamento tra Leu, M5S e Pd a Modena - spiega il numero uno dem - oggi il coordinamento tra le forze del centrosinistra esiste già, ed è lo strumento che ha consentito di strutturare un impegno condiviso alle amministrative e alle regionali». Detto questo, il Pd frena sulla proposta della sinistra: «Prima di parlare di alleanze più o meno strutturali - riprende Fava - sarebbe opportuno parlare di temi e strumenti, per quanto mi riguarda, coinvolgendo a pieno tutti i livelli e organi del mio partito. Quello che manca realmente a tutti è un luogo di elaborazione che veda la disponibilità di tutti coloro che si rifanno alla tradizione della sinistra che oserei definire “emiliana” per ridefinire e aggiornare quel progetto politico e ancor più sociale che ha garantito alle ultime tre generazioni di modenesi di avere le migliori opportunità a tiro di vita. Da uomo di sinistra ancora di più che dirigente di partito - incalza il segretario - vorrei una franca discussione su quali sono gli obiettivi comuni o ancora meglio gli strumenti. Vorrei, cioè, che prima ancora di chiedersi chi si siede al tavolo, un manipolo di generosi, si ponesse il problema di come fare a togliere gli ostacoli che negli ultimi vent’anni hanno reso difficile pensare che la vita dei nostri figli possa essere migliore di quella che abbiamo davanti noi ora. Un’azione di questo tipo troverebbe un certo riscontro non solo nei partiti, ma nella società e nelle persone che cercano la nuova prospettiva del riformismo progressista».

E se qualcuno potrebbe chiedersi perché fare tutto questo a Modena, il segretario dem fa notare che «la vera domanda è “perché non a Modena o in Emilia”: qui la sinistra emiliana ha già saputo in passato rompere barriere ideologiche e trovare soluzioni e progetti che hanno consentito di considerare il progresso come un obiettivo raggiungibile nella vita di ognuno. A me - continua Fava - piacerebbe molto, con chi ci vuole stare, ragionare di come spostare il valore dal capitale al lavoro, come costruire una nuova grammatica che consenta, in quegli ambiti dove l’interesse generale deve prevalere, al pubblico e al privato di condividere la produzione di beni e servizi, e di come ridare al pubblico gli strumenti per affrontare le crisi. Di tutto ciò è necessario parlare - chiude il segretario - e sono convinto che le idee e i progetti potrebbero stupire e diventare una nuova bandiera di valori e di riscatto». —

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