Gazzetta di Modena

Modena

riccardo Grassi (Lapam - Licom) 

«Imporre il Pos per i pagamenti significa caricare altri costi ai negozi»

A.S.
«Imporre il Pos per i pagamenti significa caricare altri costi ai negozi»

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Ancora forti polemiche sui pagamenti elettronici tramite Pos da parte dei commercianti sassolesi. Spese per l’acquisto di nuovi misuratori fiscali, spese, soprattutto, di commissioni bancarie impossibili da sopportare.

«Non entro nel merito del fatto che il governo spinga sull’uso dello Pos - afferma Riccardo Grassi, commerciante e consigliere Licom della Lapam sassolese - per limitare l’evasione fiscale, anche se si fa un fascio di tutti noi e facendo credere che la nostra categoria è quella degli evsori. Il problema vero sono i costi a carico degli esercenti. Oltre al noleggio dell’apparecchio, sono alti anche gli aggiornamenti per renderlo compatibile con il computer e il misuratore fiscale, per l’adesione al cash back con lotteria ideata dal governo Conte».

«Le commissioni delle banche sono elevate – prosegue - Vanno dal 0,4% all’ 1% e si pagano commissioni anche sulla parte fiscale (Iva) che non è di nostra pertinenza essendo noi esattori per conto dello Stato; circa il 20% dell’incasso e costituito da questa gabella, che non tiene conto della progressività dell’imponibile».

«Per rendere credibile la manovra – propone Grassi - basterebbe togliere dal cash back che è del 10% i costi della gestione a favore degli operatori: commercianti, artigiani, professionisti. Ad esempio. Un’ attività che incassa 500 mila euro l’anno ha costi che arrivano a 3500 euro di cui ben 700 solo per incassare l’Iva. È questi importi non vanno al fisco ma alle banche».

Grassi si augura che queste idee facciano scattare l’intervento di sindacalisti, associazioni e politici. «La disonestà fiscale - ribadisce - è da altre parti e il costo dell’imposizione per gli operatori del commercio è alle stelle». —



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