Al Gruppo Donnini lavori sul fiume Po per 53 milioni
La Regione Lombardia ha approvato il project financing proposto dall’azienda per riqualificare l’alveo del fiume nel Mantovano e rinforzare gli argini dell’area
Stefano Turcato
Era aperta la contesa per aggiudicarsi i lavori di riqualificazione dell’alveo del Po nel Mantovano, oltre che del rinforzo degli argini nella stessa area della Bassa in provincia di Mantova, dove il fiume negli ultimi anni aveva palesato gravi criticità. Un cantiere da realizzare nei prossimi anni con lavori del valore di circa 53 milioni di euro.
L’idea vincente è stata di un’azienda modenese, la Granulati Donnini con sede a San Damaso, proprietaria sul Po della società Cave Quingentole. Da cavatore di sabbia, dovendo pagare una concessione, aveva proposto di eseguire i lavori di ripristino degli argini e di risagomatura dei fondali in cambio della rinuncia, da parte della Regione, a riscuotere i diritti di concessione. Idea che è stata accolta favorevolmente dalla Regione Lombardia e il Gruppo Donnini a quel punto ha coinvolto, per la realizzazione dei lavori, un partner tecnico importante come la Technital di Verona, un pool di ingegneri che ha progettato anche il Mose di Venezia.
Una soluzione caratterizzata da uno sforzo congiunto fra pubblico e privato. Ed è nato il primo project financing di questo tipo in Italia.
Il raggruppamento di ditte, che comprende anche Cave Quingentole, oltre ad eseguire le opere si occuperà della manutenzione degli argini rialzati e terrà in condizioni operative il sentiero navigabile in alveo per 12 anni.
In cambio potrà vendere circa cinque milioni di metri cubi di sabbia che derivano dai dragaggi. Per arrivare a questa conclusione sono stati necessari tre anni di studio. Una parte del tempo è stata necessaria per sbrogliare i problemi legali che nascevano dalla commistione fra mano pubblica e privata in un settore, l’estrazione di sabbia dal fiume Po, delicato sia dal punto di vista economico quanto sul piano ambientale, oltre che giuridico.
A questo punto il progetto, dopo l’affidamento, verrà rielaborato a livello definitivo per essere poi sottoposto alla Valutazione d’impatto ambientale regionale.
Se tutto andrà come auspicato dalle parti in causa, i lavori potranno iniziare fra un anno per concludersi dopo 144 mesi, nel 2034.
Nel frattempo sono già stati avviati altri progetti e cantieri per completare l’opera di messa in sicurezza delle arginature del Po conun investimento di 20 milioni.
Il Gruppo Granulati Donnini, il cui patron Giorgio Donnini di Marano è deceduto a 76 anni nel dicembre 2019, ha una capacità produttiva molto importante con 5 frantoi a Marzaglia, S. Damaso, San Cesario, Spilamberto e Prignano: realtà produttive che garantiscono una potenzialità di oltre 4.000 metri cubi al giorno di aggregati per ogni campo di applicazione infrastrutturale: conglomerati cementizi, bituminosi, sottofondi.
Gli ambiti in cui la Granulati Donnini è operativa riguardano costruzioni ed edilizia, aggregati e conglomerati, il conglomerato cementizio e i recuperi ambientali.
L’azienda ha un organico di 100 dipendenti e applica tutti i moderni criteri di gestione con partecipazioni in ditte del settore per completare la gamma di prodotti.—
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