Duomo, restauro della facciata Il cantiere durerà sei mesi
In San Giorgio distacchi di cornici e capitelli e patina oleosa provocata dallo smog L’indagine ha fatto riemergere dipinti e modifiche. Intervento su 700 mq
Stefania Piscitello
Prenderanno ufficialmente il via lunedì i lavori per il restauro e il consolidamento della facciata del Duomo di San Giorgio. Il cantiere, salvo imprevisti, avrà una durata di 180 giorni, ossia sei mesi. Un intervento necessario per vari motivi, dalla perdita del rivestimento all’assenza di manutenzioni periodiche che, col tempo, hanno portato allo sviluppo e all’estendersi di problematiche di vario tipo sull’intera superficie. L’iter è partito dopo l’interesse, avanzato dalla società Immobiltec Spa di Fiorano, a contribuire a finanziare il restauro della facciata principale; del progetto è stato incaricato lo studio Progettisti Associati di Sassuolo. A quel punto, è nata una sinergia tra diverse realtà, data anche la delicatezza dell’intervento, con la collaborazione tra Immobiltec, l’Unità Pastorale “Sassuolo 1”, l’Ufficio Diocesano Beni Culturali e Nuova Edilizia di Reggio Emilia/Guastalla insieme anche alla Soprintendenza di Bologna e il Comune di Sassuolo. Duomo la cui facciata versa in una condizione di degrado ma che, presto, avrà una veste nuova. Come detto, la perdita del rivestimento e la mancata manutenzione hanno portato al degrado sulla superficie; per esempio, l’inquinamento dell’area sembra essere la causa della spessa patina oleosa che, nel corso dei rilievi, è stata ritrovata su estese parti del fronte. Non sono mancati distacchi di capitelli e cornici, uniti all’erosione e alla frammentazione delle copertine in laterizio, e poi lesioni, mattoni degradati superficialmente o in profondità, e perdita di solidità degli elementi decorativi. D’altra parte, la chiesa intitolata al patrono di Sassuolo, ha una storia lunga: risale al quattordicesimo secolo, anche se è stata modificata ed ampliata nella seconda metà del ‘500. Proprio nel corso delle recenti indagini, sono state individuate parti di questo edificio. L’assetto visibile oggi è frutto della ristrutturazione promossa dal duca Francesco III d’Este e dalla Comunità di Sassuolo elevata in quegli anni a Nobilterra (1753). Negli anni, si sono alternati architetti, tra progetti e varianti. Nel 1780, per contenere i costi, l’ornamentazione della facciata, che in origine era prevista in parte in pietra lavorata a rilievo e in parte in intonaco tinteggiato a diversi colori, venne ridotta a una decorazione unicamente pittorica che, l’assenza di manutenzione, ha fatto quasi scomparire. L’osservatore di oggi, quindi, ha l’errata impressione che la facciata, fin dall’origine fosse tutta in laterizio a vista. Infatti oggi, di quell’assetto multicolore, non resta che qualche lacerto fra le paraste, il portale e le finestre laterali. L’intervento che prenderà il via il primo giorno di marzo investirà 700 metri quadrati di superficie e, oltre a riportare ad ottimali condizioni conservative della delicata struttura muraria, provvederà al recupero dei lacerti dipinti superstiti recuperati. Questi poi, saranno rivestiti con una sottile stesura di malta idraulica, dalla composizione simile a quella originale, ma con tonalità più neutra, per lasciare intuire il sottostante andamento del paramento murario ma, soprattutto valorizzare la calibratura delle gamma dei colori caldi scelti per sottolineare i giochi architettonici dei pieni e dei vuoti. —
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