Mirandolaexit bocciata Già si prepara il ricorso
Il recesso dall’Unione non può avvenire prima di 5 anni Greco: «Pensiamo al Consiglio di Stato». Il Pd: «Ora basta»
MIRANDOLA. Quindici pagine per dare ragione agli 8 Comuni dell’Unione e alla Regione che avevano fatto ricorso contro la Mirandola-exit. I giudici del Tar hanno sentenziato che il recesso dall’Ucman può avvenire solo al termine dell’esaurimento dell’ultima convenzione quinquennale che lega Mirandola all’Unione. Unione che risulta “fondata su interessi pubblici generali il cui soddisfacimento presuppone la possibilità di organizzare nel tempo l’attività dell’Unione, presupposto all’evidenza compromesso se si consentisse la fuoriuscita dalla stessa degli Enti locali aderenti, senza limiti temporali e sulla base di mere decisioni unilaterali non adeguatamente motivate dei Comuni che ne fanno parte”. Decisivi, nella decisione del Tar, sono stati anche i pareri negativi all’exit della Ragioneria comunale e dei Revisori dei Conti.
Ma la battaglia di Mirandola continuerà come annunciato dal sindaco Alberto Greco. «C’è la ferma volontà di valutare in modo attento la sentenza, ed agire di conseguenza, solamente dopo un’accurata ed approfondita analisi della stessa date le motivazioni poco convincenti – si legge in una nota del Comune – Resta il fatto che, il Consiglio comunale si è espresso a maggioranza per il recesso dall’Ucman, ed ogni passo che andremo a compiere deve comunque tenere conto anche di quel voto. Proprio per questo, ci riserviamo di valutare come passo più probabile, quello di ricorrere al Consiglio di Stato».
«Potremmo dire che l’avevamo detto, ridetto e spiegato in tutti i modi – dice invece Marco Azzolini, segretario Pd di Mirandola – La conseguenza, però, è che così abbiamo perso tutti, soprattutto abbiamo perso tempo e denaro in strategie politiche mai supportate da numeri e senza alcun progetto. Mirandola torni a dialogare e metta la responsabilità al primo posto: abbiamo una pandemia da combattere, una crisi economica mai vista prima, un piano epocale di fondi europei da amministrare».
«La delibera di Mirandola sanciva il recesso dall’Unione senza rispettare i tempi della normativa, senza un accordo con gli altri Comuni e senza ragioni oggettive evidenti – incalza Paolo Negro, capogruppo in Unione – L’unica certezza è che il recesso da oltre 20 convenzioni comporterebbe effetti rilevanti immediati sul bilancio del Comune e sull’intero sistema dell’Unione, aggravati, aggiungiamo noi, dalla gravissima situazione sanitaria, sociale ed economica causata dalla pandemia».
Ma nella ridda di commenti politici manca quello degli 8 sindaci, e forse anche questo è un segnale di come in Ucman i problemi vadano oltre Mirandola. —
F.D.
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