Sfregiato dalla neve il faggio di 350 anni
È tra gli alberi monumentali più antichi dell’intera regione L’arboricoltore Lorenzi spiega: «Grave, ma non gravissimo»
Enrico Ballotti
FANANO. È stato un cittadino a lanciare l’allarme. A raccontare al sindaco di Fanano, Stefano Muzzarelli, di quel ramo spezzato. Non un ramo qualunque, ma quello dello storico faggio che fa bella mostra di sé al Lago Pratignana. Oltre 300 anni di storia per un albero che giustamente trova spazio nell’apposito registro. Il primo cittadino di Fanano, a quel punto, ha fatto scattare le operazioni di soccorso ad uno dei simboli del paese. Al Lago Pratignana sono arrivati i carabinieri forestali che hanno svolto un primo sopralluogo per verificare le condizioni del faggio monumentale: una grossa branca della chioma, con diametro medio di 50 centimetri, si è troncata, probabilmente anche a seguito del peso della neve caduta durante l’inverno in corso. Imprevisto che ha alterato in maniera significativa forma e portamento dell’imponente esemplare di Fagus sylvatica. Il più maestoso di tutto l’Appennino modenese nonché uno dei tre faggi che la regione vanta iscritti nell’elenco nazionale degli “Alberi Monumentali d’Italia”.
L’età stimata, come detto, è di 350 anni, le dimensioni sono importanti: 538 centimetri di circonferenza e 20,5 metri di altezza. A fare da “cornice” la particolare struttura che gli è valsa il soprannome di “faggio di Tim Burton”. Un omaggio al regista solito a proporre forme del genere nei suoi film.
Dell’accaduto sono stati informati Comune, Parco Regionale e ufficio competente della Regione al fine di individuare gli interventi ritenuti più idonei per garantire un ritorno alla massima vitalità possibile del vetusto albero, testimone vivente di secoli di storia.
«Una rottura grave, ma non gravissima». Bastano queste parole per vedere il bicchiere mezzo pieno. A pronunciarle è Stefano Lorenzi, arboricoltore Etw (European Tree Workers) e membro dell’associazione arboricoltori che in tutta Italia “adotta” gli alberi monumentali. Lorenzi, che già sta curando il Pinone di Pavullo, si dice pronto ad intervenire anche a Fanano: «Sono a disposizione dei carabinieri forestali, se c’è bisogno del mio aiuto sono qui». L’esperto, dunque, entra nel dettaglio: «Queste piante, in età così avanzata, sono in una fase di rinnovamento. Diciamo che ogni tanto decidono di lasciare andare qualche ramo. Rotture del genere, quindi, capitano a prescindere da eventi tramutatici». Gli interventi necessari: «Sinceramente non farei più di tanto. Le foglie, in arrivo con la primavera, andranno a compensare il calo energetico causato dalla caduta del ramo». Ma c’è di più, si entra in un mondo davvero particolare: «“Medicare” la ferita non credo abbia molto senso, anzi è sconsigliato. La pianta ha già messo in atto le sue difese. L’uomo, intervenendo, andrebbe solamente ad intromettersi. Il faggio può recuperare, meno lo si disturba meglio è». Non mancano comunque gli accorgimenti. Lorenzi, che ha visionato le foto del faggio monumentale, spiega: «Cosa buona sarebbe macinare il ramo e lasciarlo vicino alle radici per recuperare sostanza organica».
Si diceva della segnalazione arrivata al sindaco Muzzarelli: «Il faggio per noi è un simbolo e un’attrazione per i turisti - dichiara il primo cittadino - Di recente sono state effettuate, assieme al Parco, operazioni di manutenzione. Mentre ora abbiamo comunicato il caso alla Regione. Bisognerà capire come intervenire: fondamentale salvaguardarlo». —
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