Gazzetta di Modena

Modena

“Telefono Alice”: così tra Modena e Carpi non si ferma la lotta all’ictus

Laura Solieri
“Telefono Alice”: così tra Modena e Carpi non si ferma la lotta all’ictus

4 MINUTI DI LETTURA





MODENA L’ictus cerebrale colpisce ogni anno più di 9mila persone in Emilia-Romagna, rappresenta la terza causa di morte oltre che la principale causa di disabilità nell’età adulta. Molte delle persone al momento delle dimissioni dall’ospedale, al di là dei postumi più o meno gravi, hanno bisogno di relazioni, informazioni, assistenza ed è qui che si inserisce l’attività di Alice(associazione per la lotta all’ictus cerebrale), associazione che da oltre 20 anni è impegnata nella lotta contro l'ictus cerebrale.

In Emilia-Romagna sono presenti nove sezioni, tra cui a Modena e a Carpi, ciascuna delle quali si occupa di prevenzione tramite campagne di sensibilizzazione mirate a diffondere una cultura collettiva contro l'ictus, una conoscenza dei fattori di rischio modificabili e una diffusione del riconoscimento dei sintomi, ma anche di dare un aiuto diretto agli ammalati nella fase post acuta e cronica della malattia, proponendo attività gratuite di stimolazione fisica, cognitiva e logopedica, laboratori di teatro e di canto, supporto psicologico e trasporti per raggiungere gli ambulatori e le sedi riabilitative territoriali.
«Causa pandemia, purtroppo, le nostre attività sono ferme da circa un anno anche se abbiamo costituito un gruppo WhatsApp per continuare a stare vicino alle oltre 40 persone che frequentano la nostra associazione e alle loro famiglie – raccontano Milena Cavazzuti e Renata Ferrari, rispettivamente presidente e vicepresidente di Alice Modena che si trova in via Canaletto 88 – In questo periodo è sospesa anche l'attività di informazione e prevenzione sul territorio, pertanto anche questa primavera, come già successo l'anno scorso, molto probabilmente non riusciremo a fare la giornata di prevenzione all'ospedale di Baggiovara in collaborazione con il personale della Stroke Unit, giornata da sempre molto apprezzata dalla popolazione che prevede controlli gratuiti e colloquio finale con il neurologo».


Se da un lato il Covid ha costretto a sospendere le attività in presenza, dall’altro ha “forzato” i volontari a ripensare le modalità con le quali forniscono il loro aiuto ed è così che è nata l’idea del Telefono di Alice, una specie di telefono amico in grado di dare le prime risposte a chi cerca aiuto dopo un ictus, sia come sostegno psicologico che come aiuto pratico, con informazioni ed eventualmente invio alla sede di Alice più vicina. «Abbiamo lanciato una raccolta fondi perché vogliamo attivare una linea telefonica regionale con un operatore disponibile quotidianamente – spiegano Milena e Renata – Il Telefono di Alice ci permetterà di aiutare anche a distanza i pazienti e le famiglie, fornendo loro informazioni, sostegno, assistenza. Raggiungere questo traguardo farà sì che la nostra associazione possa continuare a garantire un aiuto anche in questo periodo di emergenza sanitaria e oltre, nel senso che crediamo sarà uno strumento molto utile anche quando la pandemia sarà finalmente passata. Attraverso questo servizio potremo anche condividere video con esercizi di stimolazione fisica, cognitiva e logopedica».

Sulla piattaforma ideaginger.it alla voce “Il Telefono di Alice. Non fare cadere la linea!” è possibile contribuire alla raccolta fondi che consentirà di attivare la linea telefonica, sostenere il costo dell'operatore telefonico che sarà disponibile due ore dal lunedì al venerdì e la realizzazione di 10 video di stimolazione fisica, cognitiva e logopedica, una vera e propria cassetta degli attrezzi di cui gli utenti dell’associazione potranno usufruire in autonomia.

«Un altro aspetto per noi molto importante è quello della formazione – proseguono Milena e Renata – La raccolta ci consentirà anche di organizzare webinar condotti da professionisti per accompagnare pazienti e caregiver in percorsi di recupero. Fondamentale per noi è sempre stata la collaborazione con le varie associazioni del territorio, ad esempio l’Auser, per il trasporto di chi non è autonomo per raggiungere la nostra sede per le attività – concludono le volontarie - Noi seguiamo un gruppo di età media alta ma ci sono anche tanti giovani purtroppo. Sono tutte persone che hanno avuto un ictus, con diversi gradi di disabilità: qualcuno è più autonomo, altri hanno bisogno di essere accompagnati». Da sempre vicina alla città, si ricorda anche che l'anno scorso, in questo periodo, AliceModena ha elargito 7000 euro per il primo ventilatore per ventilazione non invasiva da destinarsi alla Neurologia/Stroke Unit dell'ospedale civile di Baggiovara. —
<SC1038,169> RIPRODUZIONE RISERVAT

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google