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Bar e ristoranti: «Serve rispetto dalle istituzioni»

Ferri (Aldina): «Posso accettare le chiusure per motivi sanitari Ma senza ristori si chiude» Bonfatti (Prestige): «La gente ha bisogno di un po’ di socialità» 

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Italo Bonfatti e Gianluca Ferri sono due imprenditori. Il primo è titolare del bar Prestige a Mirandola, il secondo del ristorante Aldina di Modena. La crisi del Covid ha colpito duramente e il mese di marzo, ormai prossimo, non sembra portare buone notizie, soprattutto alla luce del nuovo Dpcm.

«Ma noi chiediamo solo rispetto da parte delle istituzioni - spiega Ferri - Io posso accettare le chiusure, non sono un negazionista. Ma ci devono essere i giusti ristori affinché le nostre imprese restino in vita. Assicurazioni, affitti, bollette: tutto va pagato, non è calato nulla. Nemmeno di un euro». La frustrazione di Ferri, però, non ha mai fatto vacillare il suo senso civico: «Io non ho aderito all’iniziativa #ioapro perché rispetto le istituzioni. Quello che io chiedo è che le istituzioni rispettino il nostro settore. Un settore, quello della filiera della ristorazione, che ha un impatto notevole nel pil italiano e che assorbe personale. Non siamo solo imprenditori, ci sono dipendenti che si trovano in cassa integrazione al 50 per cento. Come fa una famiglia ad arrivare a fine mese?».

Lavoro, ecco cosa chiede Ferri. La possibilità di lavorare in sicurezza: «Non capisco perché i ristoranti chiusi e le mense aperte. Basta farsi un giro per le mense di Modena e guardare quante gente c’è. Anche noi vogliamo tenere aperto, con le giuste misure di sicurezza». E se non è possibile, almeno avere i ristori: «Sono sempre nell’agenda dei politici, ma nelle nostre tasche non arriva niente. Così come del finanziamento filiera italiana, promosso dal ministro Teresa Bellanova, non si è visto nulla, nonostante il mare di documenti che abbiamo dovuto preparare. Poi tutto è sparito, senza che nessuno si degnasse di dirci nulla. Andate in Francia, Spagna e Germania e guardate cosa sono i ristori».

«In Francia - gli fa eco Bonfatti - un pub prende diecimila euro. C’è la necessità che il Governo si adoperi anche per noi, perché le spese a nostro carico restano invariate: l’affitto o la luce per tenere accesi i frigoriferi, perché comunque con l’asporto dobbiamo avere tutto a disposizione».

«L’idea di fare province differenziate per rischio contagi - aggiunge Bonfatti - e quindi adeguare le aperture è una cosa intelligente. Le persone sono stanche, ma non solo noi imprenditori, intendo i clienti. La gente non ne può più di non poter avere quel momento di socialità in un bar bevendo qualcosa e scambiare due parole. Noi ormai siamo precisi nel rispetto delle norme anticontagio all’interno del locale. Speriamo che ci sia un occhio di riguardo nei nostri confronti. Oltre alle parole, serve l’azione da parte della politica: rappresentiamo una filiera di migliaia di persone che lavorano e che hanno famiglia». —

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