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GLI AMICI 

«Gentile d’animo e uomo di legge: Max ci faceva sentire più sicuri»

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Un grande vuoto per la mancanza di un amico che era anche un uomo di legge fermo e rassicurante. Così si esprimono alcuni amici per la scomparsa di Max Tona, l’appuntato morto per incidente sulla Complanare.

Spiega Alessio Bardelli dell’associazione Sanfra e dei commercianti in Calle di Luca: «Rappresentava la parte più nobile delle forze dell’ordine. Da una parte mostrava disponibilità e gentilezza e cordialità e dall’altra parte una forza che aveva nel farci sentire sicuri e protetti in ogni parte della giornata, dalla colazione alla sera. È una perdita per tutta la città e soprattutto gli amici che gli volevano bene»

Simone Mantovani, gestore col padre del bar tabaccheria Ballatine di viale Gramsci dove Tona si fermava spesso a bere un caffè e a parlare con gli amici: «Per descrivere Max ci vorrebbero tante parole. Sempre sorridente, speciale, sincero, e schietto, senza mezzi termini di parole, sanguigno. È stato uno dei primi delle forze dell’ordine a venire nel nostro bar, oggi molto frequentato da chi è in divisa, e si era instaurato un rapporto di amicizia con me e tutti noi. Ci vedevano anche fuori dal lavoro. Era un ragazzo speciale. Passava spesso anche solo per chiedere se avevamo bisogno di qualcosa, per sapere come andava qui in viale Gramsci. Ci siamo rimasti tutti male. Un disastro».

«Era un motociclista prudente. Parlando con lui molto volte ci aveva spiegato che la moto non era per tutti e ci voleva anche un patentino speciale».

Parla il gestore dell’Hosteria del Pozzo, il locale dove il carabiniere motociclista spesso amava fermarsi a cena sapendo di incontrare gli amici dello stesso giro. Ricorda Mauro Benati, il titolare: «Max era una persona buona d’animo. Aveva una parola per tutti, sempre pronto a dar consigli anche su come muoversi in situazione delicate. Una persona educata che cercava uno spazio per i suoi progetti. Voleva andare in pensione, gli dicevo di aspettare, che non era ancora il momento. Aveva preso la casa a Serramazzoni per stare in mezzo alla natura. E io mi ero proposto di dargli una mano per il trasloco dato che ho un furgone. Aveva già adibito una stanza per sua madre. Ci teneva molto. E poi pensava agli spazi che avrebbero avuto il suo dobermann e al cavallo. Un progetto finito in un attimo».

«Era passato in moto poco prima, alle 9, qui davanti al tribunale - ricorda Christian Puccio, guardia giurata e amico - non riuscivo a crederci quando ho saputo. Ho conosciuto poche persone tranquille e disponibili come Max» . —

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