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Le aule del Collodi sono all’aria aperta

Elena Pelloni
Le aule del Collodi sono all’aria aperta

I bambini dell’asilo coinvolti dalle maestre nel progetto «Così si impara rimanendo a contatto con il verde»

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Elena Pelloni

Marano. Marano ha saputo fare di necessità virtù. In particolare, la scuola d’infanzia “Collodi” ha cercato di far leva su alcune esigenze dettate dal virus, come quello dello stare all’aria aperta, per portare a termine il progetto “Outdoor education”, in cantiere dal 2019. L’idea è quella di creare spazi educativi alternativi alle aule, dove ogni spunto della natura può diventare fonte d’apprendimento. La filosofia educativa che sta dietro a questa vera e propria scuola all’aperto poggia le basi su esperienze simili e virtuose a livello provinciale. Così, l’istituto di Marano, oggi aggregato in un comprensivo unico assieme a quello di Guiglia, ha deciso di rimboccarsi le maniche a maggio 2020 per avere nel breve tempo possibile un nuovo spazio educativo che andasse oltre le tradizionali aule scolastiche. Per prima cosa, sono stati organizzati, con il supporto della guida ambientale Stefano Barbieri, corsi di formazione per insegnanti e collaboratori di Marano e Guiglia. Questo affinché tutto il personale adulto fosse coinvolto in questo cambio di paradigma educativo. «Grazie a questo primo approccio, abbiamo iniziato a consolidare, a livello di team, una certa consapevolezza sui benefici dell’attività all’aria aperta e a pensare ad una riorganizzazione dei giardini scolastici, nell’ottica dell’outdoor education - afferma Sabrina Gelati, maestra e coordinatrice delle scuole dell’infanzia “Collodi” - L’ambiente esterno viene spesso utilizzato, esclusivamente, come uno spazio di sfogo e di gioco, ma, a tutti gli effetti, deve essere considerato ambiente di apprendimento, attraverso cui sviluppare conoscenze, abilità e competenze».

Gli insegnanti di Marano e Guiglia hanno cercato di ripartire dalla propria esperienza, dalla riscoperta del contatto con la natura per poter rivoluzionare il proprio metodo di insegnamento. «La “rivoluzione copernicana"” che abbiamo dovuto affrontare non è stata quella di cambiare le attività proposte ai bambini - racconta Alda Vuocolo, insegnate e coordinatrice delle scuole - Quello su cui è necessario lavorare è il nostro essere insegnanti e il nostro modo di guardare le cose e di osservare i bimbi. L’insegnante diventa un regista, che incentiva, indirizza e guida gli studenti nel loro percorso d'apprendimento. Non c’è attività didattica che non si possa fare fuori, anzi il dialogo costante fra il dentro ed il fuori le mura della scuola mantiene alti l’attenzione e l’interesse dei bambini». Dopo il primo modulo di incontri formativi, tenutosi a maggio 2020, i docenti hanno ripreso la loro formazione a novembre. In questo secondo ciclo di lezioni hanno potuto sperimentare il proprio progetto di “Outdoor education”, studiato apposta per il territorio delle scuole di Marano e Guiglia. Questo metodo formativo prevede infatti che sia la comunità intera a farsi carico della crescita delle nuove generazioni, grazie allo scambio esperienziale. «Fondamentale è e sarà la collaborazione delle famiglie e della comunità tutta - specifica Sabrina Gelati - Ad esempio, i negozi del paese, poi, ci hanno fornito cassette di legno di recupero che serviranno per l'allestimento di un piccolo orto, dove i bambini potranno sperimentare quanto è impegnativo, ma anche gratificante, prendersi cura e veder germogliare tante piccole piantine». Insomma, i primi passi di un nuovo percorso educativo. —

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