«Ristori Covid La sfida da vincere per non lasciare indietro nessuno»
La nonantolana Maria Cecilia Guerra confermata da Draghi nel ruolo di sottosegretario all’Economia: «Subito al lavoro»
Luca Gardinale
In teoria avrebbe dovuto essere in viale Berengario, dove aveva da poco ricevuto il “bentornata prof” dei suoi studenti. Alla fine, però, il suo giovedì ha preso una piega diversa, tanto che arrivata davanti all’Università ha proseguito per la stazione, salendo su un Frecciarossa per Roma e raggiungendo via XX settembre, dove nel primo pomeriggio di ieri è entrata nel suo nuovo ufficio. Maria Cecilia Guerra, nonantolana docente di Scienza delle Finanze al dipartimento di Economia Unimore ed esponente di Leu, è stata confermata dal governo Draghi come sottosegretario all’Economia, ruolo che ricopriva già con il secondo esecutivo Conte.
Onorevole Guerra, si aspettava di essere richiamata da un governo diverso da quello di cui ha fatto parte?
«La speranza c’era, ma francamente non me lo aspettavo. Sono molto soddisfatta dal punto di vista personale, perché evidentemente c’è stato un riconoscimento delle mie competenze al di là dei governi. E sono doppiamente soddisfatta perché quello dell’Economia è un ministero chiave, dal quale si possono vedere le cose più importanti che fa un governo, a maggior ragione un esecutivo come questo, con un sostegno tanto ampio».
Una bella sfida: quali sono le prime che affronterete con il ministro Franco?
«Le sfide saranno davvero tante, e ovviamente ne parleremo con il ministro, che non ho ancora incontrato. Detto questo, oggi ne vedo soprattutto due: la prima è quella del nuovo decreto ristori, che dovrà dare un aiuto importante ai settori colpiti dalla pandemia e dalle chiusure, ma anche la cassa integrazione. L’altra questione cruciale è quella del Recovery fund, per la quale esiste una struttura dedicata: anche questa sarà una sfida molto importante per i prossimi mesi».
In questi giorni si parla molto della scadenza del blocco dei licenziamenti, al momento fissata al 31 marzo: lei cosa ne pensa?
«Si tratta di un tema molto delicato, del quale dovremo parlare. In ogni caso, credo che la cosa più importante sia arrivare al più presto ad una riforma degli ammortizzatori sociali, in modo da accompagnare l’uscita dallo stop al blocco dei licenziamenti.
Lei oggi è al governo in quota Leu: pensa che una squadra che va dalla sinistra alla Lega riuscirà a guidare il Paese?
«Credo che le forze che fanno parte del governo Draghi abbiano fatto tutte la stessa scelta, ovvero quella di lavorare insieme per il bene del Paese in questo momento difficile. Una scelta che non è stata scontata per noi, così come non lo è stata sicuramente per la Lega, ma se tutte le forze oggi al governo hanno scelto di farne parte, è perché ci sono sfide da vincere che vanno oltre le appartenenze politiche e le diversità. Se abbiamo accettato di esserci, è perché davanti abbiamo la lotta alla pandemia, il Recovery fund e il decreto ristori: si tratta di campi in cui confronto e mediazione sono possibili per cercare si superare questo momento».
Ma il governo si occuperà anche di altro, e lì gli scontri sembrano inevitabili...
«È vero, ci saranno sicuramente dei temi sui quali il terreno del confronto sarà decisamente più aspro, viste le differenze tra le forze in campo. Credo però che ci sia anche un terreno diverso, un terreno sul quale si possono fare dei passi avanti significativi. Quando ho seguito i decreti ristori precedenti, ad esempio, ho visto una convergenza ampia, anche perché la volontà di continuare a dare sostegno alle attività chiuse è condivisa da tutti».
A proposito dei ristori: imprese e associazioni ribadiscono che i rimborsi per attività ferme da un anno non possono limitarsi a pochi euro...
«La somma stanziata dal governo per il decreto ristori 5 è di 32 miliardi: si tratta di una cifra importante, anche se è ovvio che ci devono stare tante cose, e dunque è impossibile pensare a indennizzi totali. Quello che ci impegneremo a fare, però, è non lasciare fuori nessuno: senza dubbio ci sono settori più in difficoltà di altri, ma non vogliamo lasciare indietro nessuno». —
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