Gli imprenditori non bocciano i giovani «C’è cultura del lavoro ma vanno formati»
«Tanti sono motivati e competenti». «Spesso serve una preparazione più mirata». «Certe figure professionali mancano»
Giovanni Medici
Il caso del giovane che si è licenziato da un’azienda modenese dopo un giorno di lavoro preferendo vivere con il reddito di cittadinanza sta facendo discutere. Anche il mondo imprenditoriale: «Bisogna puntare su politiche attive e non passive – spiega da Maranello l’Ad di Margen e Sai electric (settore energetico) Giovanni Gorzanelli, che è presidente di Confapi Emilia – dicendo no all’assistenzialismo indiscriminato e mettendo in campo contratti semplici e chiari per il primo impiego, ammortizzatori sociali, sgravi fiscali per le aziende, affiancamento per i giovani. Ce ne sono comunque tanti che si approcciano con passione e dedizione, anche se la situazione non è più quella di qualche generazione fa». Enrico Messori, presidente della Coop Bilanciai di Campogalliano, ricorda invece che «abbiamo aperta una selezione per l’inserimento di due giovani ingegneri, uno meccanico e uno in informatica. Sappiamo già che non sarà semplice. L’essere un’azienda leader nel proprio settore e che opera a livello internazionale non basta, perché abbiamo la concorrenza di realtà che operano in comparti più attrattivi. Leggermente differente è la situazione per i diplomati. In questo caso non è raro, vista anche la differenza di età, che nella scelta diano un peso rilevante ai sacrifici che devono affrontare: ho alte probabilità di sentirmi rispondere che si preferisce un lavoro stanziale, se così si può dire. Desidero però anche aggiungere che, di norma, i giovani che inseriamo si dimostrano motivati, competenti e con molta voglia di fare».
Da Vignola il presidente del Cda di Fervi spa Roberto Tunioli, basandosi anche sulla sua esperienza internazionale, segnala dal canto suo come gli stati del nord Europa «sfornino» molti più tecnici. «Dovremmo garantire meno cultura generica e più mirata al lavoro, che sia quello da operaio o meno. In Emilia tutte le maestranze sono parte funzionale del processo produttivo. E non è vero – dice – che basterebbe più potere di licenziamento per impedire ai fannulloni di poter fare danni in fabbrica come, sbagliando, si dice avvenga negli Usa. Sono da difendere veramente le parti deboli, penalizzando le imprese che licenziano oltre un certo livello». Piero Valentini, d.g. Emmegi di Limidi (450 dipendenti, gruppo Voilàp), sottolinea infine come sia sparito «lo snobismo» dei ragazzi italiani, che fino a poco fa non prendevano in considerazione il lavoro in fabbrica, una possibilità da lasciare agli stranieri e a chi non trova di meglio. «È cambiato l’atteggiamento di tanti, d’altronde ci troviamo in una zona dove è ancora ben presente una sana cultura del lavoro. Certo, fatichiamo per trovare sempre le persone giuste, non siamo Ferrari o Lamborghini, ma tanti vedono in noi un ambiente soddisfacente per chi ha ambizioni professionali e di crescita, magari non soltanto nel Modenese visto che siamo in un gruppo che ha tante sedi». —
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