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I novant’anni di Ruini:«Bello essere qui a casa»

Stefania Piscitello
I novant’anni di Ruini:«Bello essere qui a casa»

Accolto dal vescovo Camisasca ha tenuto l’omelia della messa in duomo «Non pensavo di riuscirci alla mia età. Sono e resterò sempre un sassolese»

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Stefania Piscitello

Il Cardinale Camillo Ruini, ex presidente della Cei, ieri mattina, è tornato nella chiesa di San Giorgio nella sua città natale. L’occasione, il suo novantesimo compleanno, festeggiato il 19 febbraio. Un gradito ritorno: monsignor Ruini, ha celebrato a Sassuolo la sua prima messa nel 1954. E, nel duomo che ieri lo ha nuovamente accolto, ha festeggiato i suoi sessant’anni di sacerdozio nel 2014. Numerosi i fedeli; se l’inizio della messa, nel corso della quale Ruini ha tenuto l'omelia, era previsto per le 10, già prima delle 9 diverse erano le persone in fila. Alla fine, ad entrare, in 160 il numero massimo consentito; rigidi i controlli, dati i contagi in aumento. E così, qualcuno è rimasto fuori, altri, hanno seguito la celebrazione in streaming. Ha attraversato la navata del duomo accompagnato da Don Patrick Valena, Don Carlo Menozzi e dal sindaco Menani, salutando, facendo cenni con le mani, con lo sguardo, con l’aria di chi è a casa, il Cardinale. Ad inaugurare la messa col suo saluto, ci ha pensato l’arcivescovo di Reggio Emilia e Guastalla Massimo Camisasca che ha ricordato il ruolo di Ruini come educatore dei giovani ed insegnante, «compiti che richiedono donazione del cuore e profondità della mente». Camisasca si è soffermato sulle importanti cariche ricoperte dal Cardinale che, lasciate le responsabilità ecclesiali di presidente della Cei e vicario di Roma, ha continuato a operare «attraverso interventi pubblici, sempre molto illuminanti e ispirati ad una profonda sapienza ecclesiale».

Ruini, nella sua omelia, breve ma significativa, ha ricordato le persone a lui più care, che gli sono state vicine, sia a livello locale che nazionale, parlando anche di preti ormai scomparsi ma che, per la sua formazione sono stati essenziali. E poi, il Cardinale, ha affrontato anche un tema cruciale, quello della morte: «Io sono vecchio – ha detto – ho novant’anni devo guardare questo termine come vicino. Certamente la morte fa paura a tutti, più ancora il giudizio di Dio, ma dobbiamo confidare in Dio. Guardiamo la morte al di là del timore, come il momento dell’incontro definitivo e pieno con Dio». Al termine della funzione, molto sentita e partecipata dai fedeli, Don Patrick ha ringraziato il Cardinale per la sua presenza, rinnovando nuovamente gli auguri di buon compleanno a nome di tutta la parrocchia, del gruppo degli storici amici e della Confraternita del Sacro Tronco. Per l’occasione, ha detto Don Patrick: «Abbiamo pensato di farle un dono. Una riproduzione della Pala di Boulanger, che si trova all’interno della nostra chiesa di San Giorgio, che lei ama e dove ha celebrato la sua prima Santa Messa nel 1954. Così potrà portare un pezzo di Sassuolo e della parrocchia a Roma». Anche il sindaco Menani ha consegnato un dono al Cardinale a nome della città: «Un volume del 1871 che racchiude le memorie storiche dell’allora signore di Sassuolo Marco Pio di Savoia, affinché la sua città possa accompagnarla sempre, anche nei suoi studi e nelle sue letture». Dopo aver ricordato il padre e la madre, figure estremamente importanti per lui, Ruini ha concluso: «Sono contento di essere tornato a casa, non pensavo di poterlo fare, invece ci sono riuscito grazie all’invito di Don Patrick e Don Carlo. E poi i miei amici sono qui, e agli amici sono sempre fedele. Io sono un sassolese e rimango un sassolese» —

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