«Pena evitata? Si chiude male una brutta pagina di storia»
Il magistrato che ha istruito decine di processi sugli eccidi nazifascisti dopo la scoperta dell’Armadio della vergogna non nasconde l’amarezza
«Si chiude una pagina giudiziaria e si chiude male, in verità. Nessuno ha scontato la pena inflitta dal giudice».
È amaro il commento del procuratore generale militare di Roma, Marco De Paolis, il magistrato che ha istruito decine di processi sugli eccidi nazifascisti dopo la scoperta dell’Armadio della vergogna, dove i fascicoli erano stati occultati. «Resta ormai solo la cronaca e la storia – prosegue – C’è da un lato l’amarezza di non aver visto concluso il lungo, difficile, tormentato percorso giudiziario. Dall’altro la soddisfazione personale di aver contribuito a dare un pezzetto di giustizia, almeno una considerazione alle migliaia di famiglie italiane che non avevano avuto giustizia e che la chiedevano da tanto tempo, invano».
Un percorso lungo: «Dal 2003 al 2013 oltre 500 indagini, 17 processi, 57 condanne all’ergastolo in primo grado (molte passate inutilmente, ahimè, in giudicato) restano a dire qualcosa. Una piccola luce per le vittime, i sopravvissuti, i familiari».
Ma, continua De Paolis, «non è solo una questione di condanne ineseguite: si tratta soprattutto di indagini e processi non compiuti, quando dopo la guerra e poi dopo la scoperta del cosiddetto Armadio della vergogna nel 1994, qualcuno disse (nel 1999 e nel 2001) che non si poteva più procedere. I fatti hanno smentito questa sorta di depistaggio. Solo qualche giornalista coraggioso, come Franco Giustolisi, levò la sua voce. Scrissi nel 2014 al presidente Napolitano proprio per esprimergli il disagio di questa giustizia trascurata e incompiuta».
De Paolis rimarca: «Non sono un utopista – dice il procuratore – so bene che fare giustizia è una delle cose più difficili, che condanne e esecuzioni penali non restituiscono i propri cari alle famiglie e non esisterà mai un risarcimento, anche economico, o una condanna penale che lenirà il dolore per la perdita di padri, madri, figli o fratelli. Ma qualcosa di più da Germania e Austria si poteva e doveva ottenere. Senza dimenticare che anche noi avremmo dovuto e potuto dare a Grecia, ex Jugoslavia e quei Paesi dove ci siamo macchiati di atrocità. Speriamo che questo patrimonio giudiziario e morale non venga disperso e possa essere tramandato». —
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