Generazione Covid e scuola tra angoscia e adattamento
Indagine con questionario sullo stato d’animo degli studenti tra i 17 e i 25 anni
Serena Arbizzi
«Angoscia, solitudine e confusione ma anche capacità di adattamento, occasione di crescita e speranza».
Questo lo stato d’animo dei giovani dai 17 ai 25 anni di Carpi, la cosiddetta generazione Covid, emerso dal questionario. L’indagine è stata divulgata su iniziativa del Cif (Centro italiano femminile), presieduto in città da Gabriella Contini.
Le risposte sono state esaminatedalla psicologa Alessandra Guerrini in un elaborato dal titolo: «La pandemia vista dai giovani: immagini, parole e speranze. Un modo per dare voce a coloro che in questi mesi sono stati gli invisibili».
«Alla prima domanda in cui si chiedeva loro di pensare alle parole e alle immagini che userebbero per descrivere questo tempo, per alcuni ragazzi le immagini utilizzate hanno a che fare con la situazione di blocco e incertezza che stanno vivendo. Niccolò, 20 anni,e usa l’immagine di una bolla: «Mi sento intrappolato - dice - in un incubo dal quale non ho la certezza di svegliarmi». Un blocco che in alcuni casi sembra legato alla rassegnazione come per Giulia 20 anni, che usa l’immagine di un fumetto stilizzato, in bianco e nero, in cui si vede una persona dietro a una finestra che guarda il nulla. Per altri è vissuto anche come perdita di relazioni e di esperienze come rappresenta bene Giovanni scegliendo come immagine quella di “un collage di tutti i ragazzi (compreso me) che l’anno scorso hanno passato ore davanti al computer, senza uscire; sono stati momenti che abbiamo perso, un anno che abbiamo perso”.
La seconda domanda riguardava la solitudine. Quasi tutti i ragazzi hanno riconosciuto l’importanza di avere dei momenti di solitudine anche se non tutti erano pronti.
«Bisogna saper stare da soli - dice Susanna - di questo sono sicura, ma per saperlo fare bisogna essere a parer mio più forti di quanto non sembri».
A questa domanda, è stata registrata una netta differenza tra chi frequenta la scuola superiore e chi invece l’ha già finita e va all’università. I primi hanno ancora una visione del futuro positiva, hanno i loro sogni e progetti mentre chi ha iniziato l’università o addirittura chi ha terminato la magistrale è molto sfiduciato e preoccupato. A chi ci governa chiedono più attenzione per l’ambiente, per i più fragili, per la scuola, ma la fiducia verso la classe dirigente scarseggia. Rispetto proprio alla scuola il questionario chiedeva quanto ha inciso il non poterla vivere in presenza e quali sono gli aspetti positivi e negativi della didattica a distanza. «La didattica a distanza (Dad) limita tutto quello che riguarda le relazioni umane. Tutto sommato basta spegnere microfono e videocamera per evitare confronti diretti – risponde Irene - Ci si concentra molto di più sull’aspetto nozionistico che, per quanto importante, non ci permette di formarci a tutto tondo».
Come aspetti positivi della Dad i ragazzi hanno individuato: meno ansia durante interrogazioni e compiti, possibilità di organizzarsi e riascoltare le lezioni, minore perdita di tempo negli spostamenti, possibilità di dormire di più la mattina e non doversi alzare troppo presto (per chi studia fuori sede). Aspetti negativi: mancanza di contatto umano con professori e compagni, difficoltà nella connessione internet, mancanza di un luogo. L’ultima domanda ha riguardato i social, se li hanno vissuti come una risorsa o un limite. Per tutti i ragazzi i social hanno rappresentato l’occasione per rimanere in contatto con gli amici e anche informati. —
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